Coming soon – 28 Ottobre

Con Sokurov e Spielberg non ce n'è per nessuno



"Faust". Sokurov. Leone d'oro. Non aggiungiamo altro.

Una noir dai toni ironici, "Falene", film italiano, racconto di un colpaccio che due amici tentano di portare a termine per risollevarsi dalla loro misera vita. Si tratterà quasi sicuramente di un pretesto per raccontare ben altro.

Horror vero e proprio, "Insidious" si situa nel filone case stregate e narra le disavventure di una famiglia perseguitata da oscure presenze. Il canovaccio è risaputo, lo stile potrebbe risollevarlo.

Si passa poi alla commedia di "Johnny English La Rinascita" ("Johnny English Reborn"), con il solito Rowan Atkinson nel ruolo dell'agente segreto più imbranato del mondo. Se vi è piaciuto il primo e adorate il mitico Mr Bean, potrebbe fare al caso vostro.

Tornando in Italia abbiamo "La Peggior Settimana Della Mia Vita", film di Alessandro Genovesi con Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi, Monica Guerritore, Alessandro Siani e Antonio Catania. La settimana in questione è quella precedente al matrimonio dei due protagonisti. Anche in questo caso non aggiungiamo altro.

Tom Hanks passa alla regia con "L'Amore All'Improvviso" ("Larry Crowne"), una commedia sentimentale interpretato accanto all'amica Julia Roberts: lui è un uomo che si rimette a studiare dopo aver perso il lavoro e lei è un'insegnante di comunicazione. Nel mezzo la passione per lo scooter. La leggerezza, in senso sia positivo che negativo, potrebbe farla da padrone.

Attesissimo, invece, è il ritorno di Spielberg con "Le Avventure di Tintin – Il Segreto Dell'Unicorno" ("The Adventures Of Tintin – Secret Of The Unicorn"), interpretato da Jamie Bell, Andy Serkis, Daniel Craig, Simon Pegg e Nick Frost. Un film d'avventura in tutto e per tutto nelle mani del regista sognatore per eccellenza, non potrà che stupire più di uno spettatore.

Silvio Orlando, Alba Rohrwacher e Filippo Timi sono i protagonisti di "Missione Di Pace", commedia che verte sul sociale, con un padre capitano d'esercito e un figlio pacifista che si ritrovano a combattere la loro piccola guerra, sullo sfondo di una missione nei Balcani. Il cast costituisce sicuramente un ottimo biglietto da visita.

Ancora Filippo Timi, questa volta accanto a Claudia Pandolfi, è il protagonista di "Quando La Notte", ultima fatica di Cristina Comencini. Saremmo tentati di non aggiungere altro anche in quest'occasione, però vi diciamo che si tratta dell'esplosione di una passione tra un uomo che svolge la professione di guida in una località di montagna, abbandonato da bambino e sprezzante nei confronti delle donne, ed una madre che nasconde un particolare segreto. Forse non sa sciare?

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Melancholia

REGIA: Lars von Trier

CAST: Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland, Alexander Skarsgard, Stellan Skarsgard, Charlotte Rampling, John Hurt, Udo Kier

ANNO: 2011

 

Justine e Claire sono due sorelle. La prima non riesce a liberarsi della sua depressione, nonostante il matrimonio con un uomo che la ama, la seconda si fa trascinare dalle paure per l’imminente collisione della Terra con il pianeta Malincholia.

 
Lars von Trier torna come sempre a far parlare di sé, ma soprattutto a stupire enormemente, non solo con la provocatorietà delle sue idee e delle sue affermazioni, ma principalmente per la forza comunicativa, riflessiva e visiva del suo cinema. Molti sono i punti di contatto di “Melancholia” col precedente “Antichrist”, forse più ostico e complesso, a cominciare dalla straordinarietà dell’incipit e dell’epilogo, passando per il tema della depressione, non tralasciando il binomio uomo-natura che qui diventa uomo-universo, fino ad arrivare allo stile registico ed estetico.
Fondendo alla perfezione l’utilizzo della camera a mano con il ricorso al ralenti e alla ricostruzione artistica delle inquadrature, alternando un forte realismo ad una grande visionarietà, von Trier racconta della condizione umorale e psicologica della protagonista, da lui stesso condivisa e per questo profondamente conosciuta, dandole il nome del pianeta che incombe minaccioso sulla Terra e su tutti i suoi abitanti.
Non si tratta ovviamente di un tipico disaster-movie, dal momento che l’attenzione del regista è puntata sullo smascheramento di determinati borghesismi e convenzionalismi, a cui fa da contraltare, appunto, l’atteggiamento della giovane sposa triste e melanconica, costretta a sorridere a comando e a perpetuare quei riti e quei gesti richiesti dalla morale e dall’atteggiamento comune. Ad essere raccontata è soprattutto l’incomprensione di questo personaggio da parte del resto dell’umanità, come dimostrano le varie pedine che le si affiancano nel corso del film. Il padre fin troppo infantile e assente, la madre cinica e insensibile, il cognato venale e aristocratico, la sorella, infine, metodica e schematica (più volte sarà proprio lei a dire di odiare sua sorella per i suoi “sbalzi d’umore”).
Justine, invece, preferisce lavare con l’acqua tutti i rituali di una società che la disturba con un bagno nel mezzo della cerimonia che assume una forte potenza metaforica. Del resto soltanto agli occhi di un bambino, il nipotino, innocente e non ancora inglobato nel meccanismo, Justine può sembrare una persona “indistruttibile”, da cui il soprannome a lei riservato. Infatti, nonostante l’instabilità emotiva, si ritrova ad essere la forza trainante per la sorella, nel momento del più cupo sconforto, all’approssimarsi del pianeta.
La pellicola, infatti, è suddivisa in due funzionalissimi capitoli (altro punto di contatto con “Antichrist”), il primo dedicato proprio a Justine (interpretata magnificamente da Kirsten Dunst che ha meritatamente vinto il premio come miglior attrice all’ultimo Festival di Cannes), la sorella depressa e insofferente nei confronti del mondo; il secondo incentrato su Claire (impersonata dalla bravissima Charlotte Gainsbourg, che nel film precedente aveva il ruolo di protagonista assoluta), la sorella che di fronte al pericolo imminente comincia a farsi trascinare dallo sconforto e dal terrore.
Due donne in qualche modo complementari che stemperano leggermente la latente misoginia presente nel più volte citato “Antichrist”, anche perché affiancate da uomini inconsistenti (il marito), quando non estremamente materiali (si pensi non solo al cognato interpretato da Kiefer Sutherland, ma anche al capo), o addirittura vanagloriosi (il wedding planner totalmente disperato per il suo perfetto matrimonio mandato a rotoli da una sposa lunatica).
Con un cast di attori da capogiro, comprendente anche i grandi Udo Kier, Charlotte Rampling, Stellan Skarsgard e figlio Alexander (star del telefilm “True Blood”), e con un comparto musicale basato sulle splendide note di Wagner, von Trier ci regala un mondo di considerazioni intense e mai banali, comunicandole con uno stile unico e inconfondibile, reso ancora più suggestivo e stimolante da alcune straordinarie immagini che ricordano dei dipinti (come l’Ophelia di John Everett Millais), e da un finale visivamente coinvolgente ed emotivamente deflagrante.

VOTO:


 

I mostri del cinema – Nosferatu

Il terrore e la solitudine, l’amore e l’emarginazione, la violenza sovrumana e la fragilità umana

 

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Si tratta di un personaggio che appartiene all’immaginario collettivo di tutti noi, amanti del cinema o meno. A partire dall’opera letteraria di Bram Stoker, il mellifluo, ma al tempo stesso estremamente affascinante Dracula, è entrato negli incubi, o nei sogni a seconda dei casi, di molti lettori.

Una figura così importante, ricordiamoci che quando Stoker scrisse il suo bellissimo romanzo nel 1897 si ispirò al principe Vlad III di Valacchia, non poteva ovviamente rimanere a lungo relegata tra le righe di questa fantastica opera.

E’ così che inevitabilmente il vampiro più famoso della storia, colui che ha ispirato tutta una generazione di sensuali e terrificanti “succhiasangue”, è sbarcato al cinema, esordendo sugli schermi grazie alla straordinaria visione registica di uno dei più grandi cineasti della storia del cinema.

Il tedesco Friedrich Wilhelm Murnau, con il suo capolavoro “Nosferatu Il Vampiro”, film muto del 1922, ha regalato ai cinefili e ai semplici spettatori e appassionati di cinema, uno dei più immensi film horror, con un sapientissimo, affascinante ed estremamente coinvolgente gioco di luci e ombre (l’ombra di Nosferatu stagliata sul muro è rimasta un’immagine cult), non a caso siamo in pieno espressionismo, e con un’attenzione particolare al protagonista che in questo modo è diventato una vera e propria icona.

Certo il conte invece di chiamarsi Dracula, si chiama Orlok e non ci troviamo più in Transilvania, ma nei Carpazi, però l’ispirazione è decisamente lapalissiana, tanto che il regista incorse anche in una denuncia per violazione dei diritti d’autore intentata dagli eredi di Stoker. Ciò non toglie, fortunatamente, che, nonostante l’ordine di bruciare tutte le copie del suo immenso capolavoro, Murnau riuscì a salvarne una copia restituendolo nella sua straordinarietà ai posteri (una storia molto simile a quella capitata ad un altro capolavoro di tutt’altro genere, “Ultimo tango a Parigi”, boicottato però da una rigida censura morale).

 

 

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Grazie alla inquietante e impressionante interpretazione di Max Schreck, Nosferatu (“il non spirato” in romeno), riesce davvero a penetrare lo schermo, ipnotizzando lo spettatore e terrorizzandolo non poco. Non è un caso, infatti, che il regista E. Elias Merhige, nel 2000 abbia girato un film ispirato proprio alla lavorazione di questo capolavoro e, soprattutto, all’interpretazione dell’attore. Nella pellicola il regista Murnau, interpretato da John Malkovich, si ritrova a lavorare con l’attore Schreck, interpretato da Willem Dafoe, il quale poi risulta essere un vero e proprio vampiro.

La leggenda che diventa storia, insomma, anche grazie ai remake o alle numerose pellicole ispirate all’inarrivabile originale. La più importante e affascinante è senza ombra di dubbio “Nosferatu, il principe della notte”, girata ben 57 anni dopo, nel 1979, da Werner Herzog e interpretata magistralmente nel ruolo del protagonista da Klaus Kinski. Anche in questo caso abbiamo una grande regia e una rimarchevole prova attoriale che richiama alla mente in maniera marcata quella di Schreck, ricreando anche le caratteristiche preminenti del personaggio, dal momento che in numerose altre versioni cinematografiche, con l’interpretazione principale del mitico Bela Lugosi, Dracula aveva assunto dei caratteri decisamente aristocratici, seppur ombrosi.

In questo caso, invece, Herzog costruisce una figura estremamente sfaccettata, un mostro che a tratti assume i contorni dell’escluso e dell’alienato, suscitando sentimenti contrastanti nello spettatore decisamente coinvolto e suggestionato da questo macabro e poco romantico, nonché a tratti raccapricciante personaggio. Orrore e tragicità, dunque, accompagnano sin dagli albori cinematografici e non il nostro Dracula che si ritrova a “portare” la peste, ma anche ad essere condannato ad una vita eterna, fatta di solitudine e passioni quasi disperate. Riecheggiano potentemente, così, due importantissime battute affidate al non morto: “"Il brutto non è morire, ma durare attraverso i secoli" e "La vita senza amore è la condanna più crudele ed abietta". Si comprende, così, quanto la psicologia e l’interiorità del personaggio siano approfondite e intensificate dal regista.

 

 

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Tralasciando i vari sequel o pellicole ispirate al romanzo, nonché le parodie e i musical, altro grande film di riferimento per questa immensa figura è “Dracula di Bram Stoker” girato da Francis Ford Coppola, il quale alle caratteristiche succitate, aggiunge anche un pizzico di romanticismo e addirittura erotismo. Questa volta ad interpretare il vampiro per eccellenza, abbiamo un bravissimo Gary Oldman, caratterizzato da un trucco molto particolare (come i suoi predecessori del resto, ma forse in maniera più marcata), al centro di un’opera che fa anche delle immagini, delle scenografie, dell’impianto visivo tout court, una delle sue carte vincenti. Considerato il film che più si attiene alla trama del romanzo di origine, ricreandone anche le atmosfere gotiche, “Dracula di Bram Stoker”, affascina, stupisce, e comunica tutto il senso di disperazione, di sacrificio e di condanna del protagonista. Al sangue, che assume tra l’altro una potentissima valenza metaforica, si aggiunge la poesia che rende forse il Dracula di Coppola, il più umano tra i personaggi ispirati alla penna di Stoker.

Un personaggio capace non soltanto di sentire pulsioni sessuali e passionali, ma di provare uno sconfinato amore, sicuramente morboso e in qualche modo sinistro, ma al tempo stesso decisamente romantico e malinconico, tanto da suscitare l’empatia e il coinvolgimento emotivo dello spettatore, posto di fronte al comunicativo e stimolante binomio amore-morte. L’ultimo grande Dracula cinematografico, insomma, risalente all’ormai lontano 1992, non è impressionante, magnetico e inquietante come i suoi precedenti, ma di contro, come succitato, è molto più umano, sensuale e soprattutto fragile.

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Coming soon – 21 Ottobre

Melancholia e Super in cima alla lista


Claudio Bisio, Giuseppe Battiston, Angela Finocchiaro, Antonio Catania, Antonio Cornacchione, Lunetta Savino e Teo Teocoli: è il cast variegato di "Bar Sport", tratto doll'omonimo romanzo di Stefano Benni e ambientato proprio in questo bar dove la vita di provincia viene descritta partendo dai personaggi che la popolano. Non sembrerebbe nulla di eclatante, ma potrebbe risultare più che piacevole.

Ben più drammatico è "Cavalli", film nel quale una donna prima di morire dona due cavalli ai propri figli, i quali crescendo prenderanno due strade completamente diverse. Non abbiamo capito se le prenderanno a cavallo o meno, però…

Non poteva mancare il sequel della settimana con "Maga Martina 2" ("Hexe Lilli: Die Reise nach Mandolan"), ennesima avventura "fatata" di questo personaggio sicuramente amato dai più piccoli. Di ben altra pasta l'altro sequel della settimana: "Paranormal Activity 3", che racconterà l'infanzia della protagonista dei primi due capitoli, i quali a nostro avviso più che horror erano soporiferi.

Si passa a tutt'altro genere con "Matrimonio A Parigi", interpretato da Massimo Boldi, Anna Maria Barbera, Enzo Salvi, Massimo Ceccherini, Biagio Izzo e Rocco Siffredi. Ci sono i soliti due personaggi totalmente opposti, un evasore del fisco e un finanziere, che saranno costretti a interagire a causa dell'innamoramento dei rispettivi figli. L'originalità, ovviamente, pare essere andata a farsi benedire…

Cosa che non si rischierà affatto, invece, con "Melancholia", ultimo lavoro del tanto discusso Lars von Trier, che comunque ha sempre qualcosa da dire, facendolo anche con uno stile personalissimo. Al centro del plot c'è un matrimonio che viene sconvolto dall'imminenza di una sorta di catastrofe mondiale. Nel cast attori del calibro di Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland, Kirsten Dunst, Charlotte Rampling, Udo Kier, Stellan Skarsgård, Alexander Skarsgård e John Hurt. Inutile aggiungere altro insomma.

Quest'horror italiano, "Parking Lot 3D", del regista Francesco Gasperoni, già autore di "Smile", potrebbe essere in qualche modo interessante, se si evita di esagerare col 3D e con le assurdità. Si narra di una donna che rimane intrappolata in un parcheggio, all'interno del quale scoprirà di non essere affatto sola…Un canovaccio risaputo che però potrebbe essere rivisitato in maniera originale. Potrebbe…

Ancora più originale sembra "Super", di James Gunn con Rainn Wilson, Liv Tyler, Ellen Page e Kevin Bacon. Nell'era dei film sui supereroi, potrebbe essere una maniera per riflettere sul genere in questione, così come ha fatto lo splendido "Kick-Ass". Il protagonista, infatti, è un uomo che decide di assumere i panni di un eroe, pur non avendo poteri, per vendicarsi dell'uomo che gli ha portato via la moglie. Ad aiutarlo una ragazzina molto particolare. Non lascerà sicuramente indifferenti.

"Un Poliziotto Da Happy Hour" ("The Guard") è, invece, una commedia di tutt'altro tipo, una sorta di buddy-movie tra un poliziotto di provincia e un agente dell'FBI. Loro avranno i volti di Don Cheadle e Brendand Gleeson. Nel cast anche Mark Strong e Fionnula Flanagan, la mitica Miss Eloise di "Lost". Sembrerebbe appetibile, fino a prova contraria ovviamente.

Infine, dall'Iran arriva "Una separazione" ("Jodaeiye Nader az Simin"), film incentrato sui problemi di una coppia iraniana che vuole lasciare il proprio paese. La moglie, però, alla fine si rifiuta per rimanere accanto al padre affetto dal morbo di Alzheimer. Per poter partire, l'uomo, sarà costretto a chiedere il divorzio e a portare sua figlia con sé. Le cose, ovviamente, non andranno però così facilmente. Sarà sicuramente il film più impegnato della settimana.

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Robert Dwney Jr.: Ormai è inarrestabile

Dopo i successoni di "Sherlock Holmes" e "Iron Man", con tanto di seguiti già usciti o in uscita, l'irresistibile Robert Downey Jr, che potrebbe tra l'altro vestire anche i panni di Perry Mason, dovrebbe tornare al cinema nel ruolo di un altro genio.

Produrrà e quasi sicuramente interpreterà, infatti, una pellicola per la Warner dal titolo "Accidental Genius", all'interno della quale reciterà la parte di un uomo che, al risveglio da un coma, si ritroverà con una mente estremamente potenziata.

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Aaron Eckhart: Nei panni di Dennis Wilson

Sarà il volto di un personaggio molto importante nel mondo della musica. Parliamo dell'attore Aaron Eckhart che vestirà i panni del batterista dei Beach Boys, Dennis Wilson.

Il film in questione, un biopic per l'appunto, si intitolerà "The Drummer" e racconterà dell'esistenza del musicista fino alla sua morte per annegamento nel 1983, concentrandosi però soprattutto suoi suoi ultimi sei anni di vita.

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This must be the place

REGIA: Paolo Sorrentino
CAST: Sean Penn, Francis McDormand, Harry Dean Stanton, Eve Hewsom, Judd Hirsch, David Byrne
ANNO: 2011
 
Cheyenne, ex rock-star ormai ritiratasi dalla scene, trascorre la sua esistenza trascinandosi per le strade di Dublino con un trolley che porta sempre con sé. Ad un certo punto, però, riceve una telefonata dagli Stati Uniti: suo padre, che non vede da trent’anni, è in fin di vita. L’uomo si troverà così a viaggiare per l’America, dopo aver scoperto che lo scopo primario perseguito dal defunto genitore per tutta la sua vita era quello di trovare un criminale nazista che lo aveva umiliato durante l’Olocausto.  
 
Forse Sorrentino ci aveva abituati fin troppo bene. Anzi, sicuramente è così. Dopo un grande capolavoro come “Il Divo”, preceduto tra l’altro da tre pellicole di straordinaria fattura, davvero era lecito recarsi al cinema con aspettative altissime. Aspettative che, purtroppo, con questa sortita americana del regista napoletano, sono state leggermente disattese. Con “This must be the place” pare che Sorrentino, insomma, abbia voluto ricalcare un po’ troppo semplicisticamente e poco coraggiosamente tutti i vari cliché dei road-movie, cercando di distanziarsi dalle maglie del genere con alcuni elementi registici, narrativi e formali, che però sono risultati anch’essi fin troppo calcolati e costruiti, fino a sfociare in un vero e proprio manierismo che in qualche modo ha travalicato la buona sostanza tecnica, e non solo, che comunque la pellicola possiede.
Si aggiunga una certa ruffianeria di fondo nel voler scegliere proprio l’Olocausto come tema portante, seppur in qualche modo secondario (una sorta di McGuffin, insomma), e nel ricercare al tempo stesso sia la risata che la lacrima facile, e di certo ci troveremo di fronte ad una mezza delusione, soprattutto per quanto concerne il chi, piuttosto che il come. Per chiarirci: fosse stato un film americano di qualche autore sconosciuto, magari l’avremmo accolto più bonariamente, soprassedendo sulle piccole o grandi cose che non lo rendo proprio eccelso. Ma, purtroppo, trattandosi di un autore che ha dimostrato di possedere ben altri assi nella sua manica, lo scontento è anche abbastanza lecito, nonostante l’ingiustizia di un giudizio fin troppo critico che solitamente colpisce “i più bravi della classe”.
Cosa rimane allora di “This must be the place”? Rimane uno Sean Penn più stralunato e strampalato che mai, nei panni del cotonatissimo e truccatissimo Cheyenne (con rischio macchietta che però viene decisamente ovviato grazie al talento del grande attore), e, soprattutto, rimangono alcune ispirazioni collaterali che arricchiscono notevolmente l’insieme: prima su tutte l’apparizione di David Byrne, leader dei Talking heads, nel ruolo di sé stesso (con un pianosequenza strabiliante che riprende una sua particolarissima esibizione); senza tralasciare quella del sempre ottimo Harry Dean Stanton, nel ruolo di colui che ha inventato le rotelle per le valigie (un alleggerimento di un peso che per tutto il film assume sicuramente valenza metaforica).
Purtroppo, però, anche questi elementi di apprezzamento non sono del tutto soddisfacenti, soprattutto se pensiamo che Sean Penn catalizza estremamente l’attenzione su di sé, giganteggiando forse in maniera fin troppo ingerente, laddove nei precedenti film, pur in presenza di personaggi e attori mastodontici, avevamo comunque un certo senso della misura e un notevole peso dato anche al resto dei personaggi e delle situazioni narrative. Anche la colonna sonora (altro tratto distintivo delle pellicole di Sorrentino), nonostante la sua indiscutibile bellezza, non convince appieno, proprio perché questa volta viene usata forse in maniera leggermente didascalica, cosa che avviene pure con la metafora del trolley, visto come peso sull’anima del protagonista, che oltre ad essere già stata ampiamente utilizzata (si pensi ad esempio a “Tra le nuvole”), risulta in qualche modo abbastanza banale, nonché retorica.
In conclusione possiamo affermare di essere di fronte ad una sufficienza sicuramente piena (anche perché alcuni personaggi e molte delle sentenze del protagonista riescono a conquistare lo spettatore), che però perde di sostanza proprio di contro alla solita eccellenza a cui un regista come Sorrentino ci aveva abituati. E come si rende ben presto conto lo stesso Cheyenne all’interno del film, le abitudini, si sa, sono ben difficili da abbandonare.

VOTO:

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Breaking bad – 1° stagione

SE IL BUONGIORNO SI VEDE DAL MATTINO, ASPETTIMO CON ANSIA IL POMERIGGIO E LA SERA

Andata in onda per la prima volta negli Stati Uniti da gennaio a marzo 2008, la straordinaria prima stagione del sofisticato e raffinato serial tv “Breaking bad”, ha conquistato subito gli amanti dei prodotti di qualità, stupendo immediatamente per le sue caratteristiche distintive principali, tra le quali una fotografia mozzafiato, una regia impressionante e una sceneggiatura millimetrica, e impressionando per la capacità di rendere originale, accattivante ed estremamente coinvolgente un assunto di fondo apparentemente prevedibile e banale: un uomo scopre di avere il cancro e, pur di non lasciare la sua famiglia in degenza economica dal momento che gli rimangono soltanto due anni di vita, decide di darsi alla produzione di metamfetamina. In breve tempo, però, quest’uomo, il chirurgo Walter White, mastodonticamente interpretato da Bryan Cranston, mostra tutte le luci e le ombre della sua persona e soprattutto ci apre un mondo di riflessioni e considerazioni sulla natura umana, sul confine tra ciò che è lecito o meno, sulla moralità e sull’etica.

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Temi di non poco conto che si accompagnano anche con i tormenti interiori di quest’uomo costretto a nascondere la sua nuova vita e impelagato nel tenere in equilibrio le due facce della medaglia che compongono la sua nuova persona. Non è da meno la sua controparte, un personaggio totalmente opposto, che viene presentato a grandi linee in questi primi sette episodi introduttivi, ma che capiamo subito essere fulcro e centro della narrazione, nonché del telefilm stesso, dal momento che presto si scoprirà che è proprio il rapporto molto intenso, difficile, particolare e ingestibile tra i due a portare avanti il baraccone, o forse sarebbe meglio dire il camper. Ma procediamo con ordine… Il personaggio di cui stiamo parlando è l’ex-studente scavezzacollo Jesse Pinkman, il sempre più sorprendente Aaron Paul, dedito allo spaccio di droghe leggere e in perenne conflitto con i genitori. Riuscirà a trovare un padre in Walt, l’uomo che chiederà il suo aiuto per smerciare la metamfetamina, rubando la piazza a gente a dir poco pericolosa? E’ ciò che lo spettatore comincia a chiedersi durante la visione di questi fantastici episodi, anche se presto verrà “distratto” dalla spirale di violenza e pericolo che man mano avvolgerà i due protagonisti, con tanto di cadaveri bruciati nell’acido: a questo proposito è straordinario il terzo episodio, quello in cui Walt deve compiere un passo grandissimo, sbarazzarsi di uno dei due spacciatori concorrenti che altrimenti ucciderebbe lui e la sua famiglia.

E’ l’episodio in cui si sottolinea con più intensità, raggiungendo risultati anche altissimi dal punto di vista emotivo per lo spettatore, proprio la questione dell’etica e della morale, con un accento sui limiti che ogni uomo riesce a porsi. Abbiamo parlato di un camper non a caso, dal momento che è forse il “luogo” per eccellenza di questa prima stagione di “Breaking bad”, luogo nel quale l’allievo e il maestro, in senso letterale e metaforico, si ritrovano per preparare i loro miscugli illegali e portare avanti la loro piccola attività criminale. Attività criminale che non tarda a crescere di livello, tanto che ad un certo punto il professorino ligio al dovere, diventa in qualche modo un inveterato e coraggioso piccolo criminale. Ce ne rendiamo conto nel sesto episodio, quello in cui Walt si reca nel rifugio di un grosso signore della droga locale e gli fa un’offerta per la sua merce, aggredendolo dopo con un cristallo di fulminato di mercurio che, buttato contro il muro, crea un’esplosione non indifferente.

Riuscirà così a portare l’uomo in questione, Tuco, un pazzo violento di non poco conto, dalla sua parte, lasciando lo spettatore letteralmente di stucco. Ma questo è soltanto l’inizio di quello che diventerà un inferno vero e proprio per entrambi i protagonisti, con tanto di personaggi di contorno scritti e interpretati davvero egregiamente. Sin dalla prima stagione quello che più attirerà le nostre simpatie, però, sarà Hank, il cognato di Walt, nonché agente della DEA, l’antidroga americana, alle calcagna di un uomo pericoloso e irraggiungibile, la cui identità presto ci farà sicuramente capitombolare.

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Personaggi cult

Thompson e il Proibizionismo legale e morale

Ancor più che al cinema, forse, nelle serie televisive i personaggi, i protagonisti in primis, assumono un peso e un’importanza notevoli. Ricordiamo spesso le loro caratteristiche principali, i loro interpreti, i loro nomi, le loro manie e i loro tic anche a distanza di anni dalla fine delle serie stesse. Alcuni di essi, poi, lasciano davvero il segno e difficilmente riusciranno ad uscire dal nostro immaginario collettivo. Si potrebbe fare una lista corposa degli stessi, ma procediamo, invece, ad esaminarne uno in particolare che, seppur appartenente ad un telefilm molto recente, ha fatto sicuramente breccia nei gusti dello spettatore più esperto e “raffinato”.

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Certo essere il protagonista di un telefilm prodotto e diretto nel suo pilot da Martin Scorsese, già aiuta moltissimo. Fatto sta che, avrete capito ovviamente che stiamo parlando nell’imponente “Boardwalk empire”, il Nucky Thompson di Steve Buscemi è davvero impressionante e accattivante, oltre che estremamente sfaccettato e straordinariamente scritto e caratterizzato. Notissimo per i suoi numerosi ruoli cinematografici, forse Buscemi ha trovato il personaggio della sua vita, o per meglio dire della sua carriera, proprio in questo politico/ganster degli anni ’20. La sua interpretazione è ciò che rende il personaggio memorabile: con quella voce melliflua e perfettamente modulata ad ogni occasione e con quella flemma apparente che nasconde tutto un mondo di tormenti e di “cattivi pensieri”, il suo Nucky prende meravigliosamente e magicamente forma per restituirci quest’uomo tutto d’un pezzo che, in qualche modo, ci ricorda figure decisamente attuali del nostro panorama sociale, politico e culturale (inutile fare nomi).

Stiamo parlando, infatti, di un uomo realmente esistito, tanto che lo stesso telefilm si ispira ad avvenimenti realmente accaduti, raccontando l’era del Proibizionismo con un’eleganza e un ritmo, nonché con un senso del racconto, ma anche di vero e proprio cinema, non indifferenti. Nucky era il tesoriere di Atlantic City, vero e proprio porto per tutti coloro che volessero sfuggire alle leggi del Proibizionismo. Un tesoriere non proprio ligio al dovere, caratterizzato dalla corruzione più smodata, seppur sempre capace di mostrarsi lindo e trasparente al popolo dei suoi elettori. Un personaggio politico che apparentemente andava contro le immoralità e gli abusi della legge, ma che poi privatamente portava avanti gli stessi per arricchirsi personalmente, gestendo traffici di alcol, ma anche di donne. Un voltafaccia e un cambiamento di personalità che in “Boardwalk empire” sono perfettamente rappresentati non solo dallo straordinario talento di Steve Buscemi, ma anche degli sceneggiatori che hanno saputo tratteggiare addosso a lui questo personaggio multistrato, caratterizzato paradossalmente anche da un grande fascino e da una forte ironia (rimangono impresse davvero tantissime delle sue battute).

Opportunismo e corruzione da un lato, politica e perbenismo dall’altro, ironia, fascino e sarcasmo dall’altro ancora. Questi sono tutti i volti perfettamente espressi dell’impressionante Nucky Thompson/Steve Buscemi, posto al centro di una storia gangster dai sapori romantici e violenti al tempo stesso, che nonostante l’ambientazione datata, risulta quanto mai attuale e moderna. Della serie che cambiano i luoghi e i tempi, ma gli uomini restano sempre gli stessi…

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Coming soon – 14 Ottobre 2011

This Must Be The Place è il film da vedere


Prendete due attori giovani e sexy. Metteteli ad interpretare due ragazzi che decidono di essere amici di letto, ma poi si accorgono di provare qualcosa l'uno per l'altro. Mescolate il tutto e otterrete una ricetta che sa di già gustato. Stiamo parlando proprio di "Amici Di Letto" ("Friends With Benefits") con Justin Timberlake e Mila Kunis. Valore aggiunto potrebbero essere i comprimari: Emma Stone, Woody Harrelson, Patricia Clarkson, Richard Jenkins, Andy Samberg, Jenna Elfman, Bryan Greenberg.

Si prosegue con l'animazione di "Arrietty", sceneggiato da Hayao Miyazaki e diretto da Hiromasa Yonebayashi. Il film, tratto dai racconti di Mary Norton, narra della storia d'amore tra una quattordicenne alta poco più di 10 cm che vive con la famiglia sotto le assi di un appartamento e un ragazzo in convalescenza. La poesia e l'eleganza saranno sicuramente di casa.

Molto più fracassone e meno emozionante sembra invece "Cowboys & Aliens", diretto dal mattacchione Jon Favreu e interpretato da Daniel Craig, Olivia Wilde, Jon Favreau, Harrison Ford, Sam Rockwell, Paul Dano, Clancy Brown, Keith Carradine, Noah Ringer e Abigail Spencer. Un cast coi controfiocchi per questo action un po' atipico che va a mescolarsi col western e il fantascientifico. Speriamo solo che non ne venga fuori un bel papocchio.

Ancora più pericolosa la sfida di Paul W.S. Anderson, al timone de "I Tre Moschettieri" ("The Three Musketeers"), che vede gli interpreti Milla Jovovich, Orlando Bloom e Christoph Waltz. Anche in questo caso il rischio macchietta e fracassonata è veramente dietro l'angolo.

Produzione italo-spagnola, con alle spalle il nome di Valeria Marini che compare anche tra gli interpreti, "I Want To Be A Soldier" narra di un ragazzino che, sentendosi trascurato dai genitori per l'arrivo di due gemellini, comincia a guardare sempre più insistentemente la tv, rimanendo affascinato dalle immagini di guerra. La sensazione, magari smentibile, è che lo stesso non avverrà allo spettatore di fronte allo schermo cinematografico…

Si conclude con la vera bomba della settimana, e non solo. Stiamo parlando dell'ultima fatica cinematografica del grande Paolo Sorrentino, "This Must Be The Place", interpretato da Sean Penn e Frances McDormand. Il protagonista è Cheyenne, ex musicista in viaggio sulle tracce di un criminale nazista che aveva perseguitato suo padre. Basterà guardare il trailer e non potremo resistere alla tentazione di correre al cinema.

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