Breaking bad – 1° stagione

SE IL BUONGIORNO SI VEDE DAL MATTINO, ASPETTIMO CON ANSIA IL POMERIGGIO E LA SERA

Andata in onda per la prima volta negli Stati Uniti da gennaio a marzo 2008, la straordinaria prima stagione del sofisticato e raffinato serial tv “Breaking bad”, ha conquistato subito gli amanti dei prodotti di qualità, stupendo immediatamente per le sue caratteristiche distintive principali, tra le quali una fotografia mozzafiato, una regia impressionante e una sceneggiatura millimetrica, e impressionando per la capacità di rendere originale, accattivante ed estremamente coinvolgente un assunto di fondo apparentemente prevedibile e banale: un uomo scopre di avere il cancro e, pur di non lasciare la sua famiglia in degenza economica dal momento che gli rimangono soltanto due anni di vita, decide di darsi alla produzione di metamfetamina. In breve tempo, però, quest’uomo, il chirurgo Walter White, mastodonticamente interpretato da Bryan Cranston, mostra tutte le luci e le ombre della sua persona e soprattutto ci apre un mondo di riflessioni e considerazioni sulla natura umana, sul confine tra ciò che è lecito o meno, sulla moralità e sull’etica.

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Temi di non poco conto che si accompagnano anche con i tormenti interiori di quest’uomo costretto a nascondere la sua nuova vita e impelagato nel tenere in equilibrio le due facce della medaglia che compongono la sua nuova persona. Non è da meno la sua controparte, un personaggio totalmente opposto, che viene presentato a grandi linee in questi primi sette episodi introduttivi, ma che capiamo subito essere fulcro e centro della narrazione, nonché del telefilm stesso, dal momento che presto si scoprirà che è proprio il rapporto molto intenso, difficile, particolare e ingestibile tra i due a portare avanti il baraccone, o forse sarebbe meglio dire il camper. Ma procediamo con ordine… Il personaggio di cui stiamo parlando è l’ex-studente scavezzacollo Jesse Pinkman, il sempre più sorprendente Aaron Paul, dedito allo spaccio di droghe leggere e in perenne conflitto con i genitori. Riuscirà a trovare un padre in Walt, l’uomo che chiederà il suo aiuto per smerciare la metamfetamina, rubando la piazza a gente a dir poco pericolosa? E’ ciò che lo spettatore comincia a chiedersi durante la visione di questi fantastici episodi, anche se presto verrà “distratto” dalla spirale di violenza e pericolo che man mano avvolgerà i due protagonisti, con tanto di cadaveri bruciati nell’acido: a questo proposito è straordinario il terzo episodio, quello in cui Walt deve compiere un passo grandissimo, sbarazzarsi di uno dei due spacciatori concorrenti che altrimenti ucciderebbe lui e la sua famiglia.

E’ l’episodio in cui si sottolinea con più intensità, raggiungendo risultati anche altissimi dal punto di vista emotivo per lo spettatore, proprio la questione dell’etica e della morale, con un accento sui limiti che ogni uomo riesce a porsi. Abbiamo parlato di un camper non a caso, dal momento che è forse il “luogo” per eccellenza di questa prima stagione di “Breaking bad”, luogo nel quale l’allievo e il maestro, in senso letterale e metaforico, si ritrovano per preparare i loro miscugli illegali e portare avanti la loro piccola attività criminale. Attività criminale che non tarda a crescere di livello, tanto che ad un certo punto il professorino ligio al dovere, diventa in qualche modo un inveterato e coraggioso piccolo criminale. Ce ne rendiamo conto nel sesto episodio, quello in cui Walt si reca nel rifugio di un grosso signore della droga locale e gli fa un’offerta per la sua merce, aggredendolo dopo con un cristallo di fulminato di mercurio che, buttato contro il muro, crea un’esplosione non indifferente.

Riuscirà così a portare l’uomo in questione, Tuco, un pazzo violento di non poco conto, dalla sua parte, lasciando lo spettatore letteralmente di stucco. Ma questo è soltanto l’inizio di quello che diventerà un inferno vero e proprio per entrambi i protagonisti, con tanto di personaggi di contorno scritti e interpretati davvero egregiamente. Sin dalla prima stagione quello che più attirerà le nostre simpatie, però, sarà Hank, il cognato di Walt, nonché agente della DEA, l’antidroga americana, alle calcagna di un uomo pericoloso e irraggiungibile, la cui identità presto ci farà sicuramente capitombolare.

Pubblicato su www.supergacinema.it

8 thoughts on “Breaking bad – 1° stagione”

  1. Hai visto solo la prima stagione? Io sono al passo con le uscite….
    Non ho parole per descrivere questa serie. Alle volte, è vero, è un pochino lento ma il suo climax vale l'attesa. La colonna sonora è azzeccatissima e Cranston è "The Man", paesaggi stupendi e i silenzi "Pieni".
    Lo metto nell'olimpo delle serie tv.

  2. In assoluto la migliore serie in circolazione e penso, dopo Six Feet Under, la migliore di sempre. Sempre accorto, con una sceneggiatura magnifica costruita a pennello sin dalla prima puntata e condotta benissimo fino ad ogni finale di stagione, con dei personaggi magnifici sorretti da strepitose performance degli attori, tra tutti il mitico Bryan Cranston.
    Io sono al passo con l'Italia [ho finito la terza] e sono contentissimo di potermi godere altre tre stagioni….

    Glore

  3. Ayeye sono assolutamente in pari, ogni lunedì mi mettevo lì pronta pronta a vedere il mio episodio. La quarta stagione per me è stata stupenda.

    Glore, però dovresti vederlo in lingua originale, Cranston e anche Paul, risultano davvero immensi. La quarta stagione ti stupirà come sempre ovviamente.

  4. EBBRAVA…..non spoileri. Io vivo aspettando il lunedì! 🙂
    Aihmè, siamo vicini al tramonto.
    Ma per il momento: "Stay out of my territory!"

  5. L'ho visto in lingua originale fino alla seconda, poi ho ricominciato a guardarlo dall'inizio con la mia ragazza e lei preferisce in Italiano perché non è abituata ai sottotitoli…

    Glore

  6. Ayeye, mitico Heisenberg!!

    Glore, capisco. Peccato, io le serie in italiano non le sopporto proprio…

  7. Ovviamente si perde sempre qualcosa, ma devo dire che Breaking Bad è uno degli show doppiati meglio.. Tanto per dire, il doppiatorei di Dexter io lo ritengo veramente indegno, proprio come voce, almeno rispetto all'originale…
     

    Glore

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