Depeche mode

Depeche mode: ritmo e adrenalina allo stato puro. Sensualità grondante da tutti i pori, a partire dal cantante così espressivo e comunicativo e così sexy allo stesso tempo. Depeche mode: carriera ormai ventennale ma sempre sulla cresta dell’onda con le loro canzoni bellissime e intramontabili, un misto tra rock, pop, elettronica. Depeche mode: uno dei miei gruppi preferiti in assoluto, che raramente hanno sbagliato un colpo, almeno per i miei gusti!!!

 


Sono stati tra i pionieri del synth-pop, agli albori degli anni Ottanta. Hanno creato un suono che ha fatto scuola, sopravvivendo alla crisi dei loro compagni di strada e al tentato suicidio del cantante, Dave Gahan. Ritratto dei Depeche Mode da Basildon, Inghilterra

I Depeche Mode da Basildon, nell’Essex, vicino Londra, sono indiscutibilmente una delle band più importanti degli ultimi vent’anni, esponenti di spicco dell’elettropop assieme agli Ultravox, agli EurythmicsSoft Cell, ma la loro carriera ha visto anche l’evoluzione da un suono scanzonato e morbido ad atmosfere cupe e angosciate, con la svolta dei primi anni 90.

La storia dei Depeche Mode inizia nel 1977 quando Andrew Fletcher e Vince Clark incontrano Martin Gore e insieme fondano i "Composition of sound", nome che cambieranno (fortunatamente) qualche mese dopo, quando i tre sentono la necessità di un frontman, che viene trovato in un giovanotto che si cimenta in un locale con la cover di "Heroes" di Bowie. La voce calda di Dave Gahan entra nel gruppo, che decide di abbandonare definitivamente gli strumenti acustici per dedicarsi a tempo pieno all’uso dei sintetizzatori e della musica elettronica. Il riferimento principale dei primi Depeche Mode sono decisamente i Kraftwerk, e il successo riscosso durante le prime esibizioni dal vivo fa cercare ai Depeche una casa discografica che possa pubblicare i loro primi lavori.

Nel 1981 viene dato alle stampe il primo singolo, "Dreaming of me", dal produttore Daniel Miller. In realtà il gruppo resterà fino al 1986 senza un contratto vero e proprio. Dopo l’uscita del secondo singolo, "New Life", i Depeche Mode capiscono che l’ascesa al successo si sta concretizzando. Lasciano dunque le loro occupazioni, dopo essersi esibiti alla famosa trasmissione della BBC "Top of the pops". È il terzo singolo a dare lo slancio definitivo ai Mode, che piazzano "Just can’t get enough" all’ottavo posto della chart inglese. Il brano è il primo classico del gruppo, con una melodia molto semplice e accattivante (sarà anche uno degli inni principali delle discoteche gay dei primi anni 80). Nell’ottobre del 1981, dopo l’abbandono della band da parte di Vince Clark a favore di Alan Wilder, viene pubblicato il primo album dei Depeche Mode, Speak And Spell , che non si discosta molto dalle prime impressioni che hanno dato i singoli, navigando in un pop elettronico con frequenti tendenze alla disco-music.

L’uso sfrenato di sintetizzatori e batterie elettroniche marca anche i dischi successivi dei Depeche, A Broken Frame (1982) e Construction Time Again (1983), che contiene un altro classico del primo periodo della band, "Everything counts".

La fase "elettropop" sembra chiudersi con la raccolta di singoli pubblicata nel 1985 (con ottimi brani come "Leave In Silence", "Shake The Disease", "Blasphemous Rumours"), dalla quale ci si può fare una idea abbastanza pertinente dell’opera del gruppo nei primi anni di attività.

Nel 1986 esce Black Celebration , disco che opera una svolta nella musica dei Depeche Mode. La voce di Gahan si fa più cupa, ma mantiene quella suggestività che aveva mostrato in alcuni episodi dei precedenti album come "Blasphemous Rumours". Le sonorità sono decisamente più mature, con Gore che ha imparato a dosare le tastiere in modo da creare atmosfere oniriche (la title track, "Stripped"), che non rinunciano a riff aggressivi ("A Question Of Time") e a momenti di dolcezza ("Sometimes" e "A Question Of Lust").

Il momento "cupo" della band continua con Music For The Masses (1987), titolo ambizioso che non avrà molto successo di vendite. Nonostante ciò, il disco contiene due dei pezzi più belli dei Depeche Mode versione "rock": "Never Let Me Down Again" e "Behind The Wheel". Con quest’ultimo comincia la fase dei video in bianco e nero dei Mode, decisamente suggestivi e di ispirazione dark. Martin Gore mette un po’ da parte i synth per dedicarsi alla chitarra elettrica, e la batteria si insidia prepotente nei nuovi album. La band è ormai una delle più acclamate al mondo, e autocelebra la sua forte attitudine alla dimensione live con il doppio 101.

Ma non è tutto rose e fiori: Gahan ha infatti seri problemi di depressione e di droga, e l’atmosfera fra i quattro componenti del gruppo è abbastanza tesa. Tutto ciò confluisce in Violator (1990), che risulta comunque un disco splendido, carico di emozioni e di tanti hit che frutteranno il maggior successo di critica ai Depeche Mode. "Personal Jesus", "Enjoy The Silence", con i loro riff-leggenda, ma anche "Policy Of Truth" e "World In My Eyes" danno nerbo al disco, considerato da molti la vetta massima della band.

Il momento d’oro della band inglese continua con un altro disco-cult per i fan, Songs Of Faith And Devotion (1993). Non sembra proprio di trovarsi davanti a un gruppo di giovanotti strimpellatori di tastiere, soprattutto quando esplode la violenza di "I Feel You". I Mode continuano inoltre a coltivare la loro (insana?) passione per la musica gospel ("Condemnation"), ma tutto si può perdonare davanti a musiche intriganti come quelle di "Walking In My Shoes" e "Rush". Il cambiamento è evidente, a livello musicale e non. Gahan si fa crescere i capelli, i Depeche non sorridono quasi più, la droga inizia a serpeggiare prepotente nei backstage dei concerti. Le condizioni psicologiche di Gahan, che uscirà stressatissimo dal mastodontico tour seguente, vanno letteralmente in frantumi con la caduta nel tunnel dell’eroina. Nell’estate del 1996 il frontman dei Mode tenta il suicidio tagliandosi le vene in un hotel di Los Angeles. Si salverà per miracolo, ma i problemi sono evidenti anche nel resto del gruppo, di cui si teme, a ragione, lo scioglimento.

Tutto questo si riflette nell’abbandono di Alan Wilder, ma i Depeche Mode decidono di continuare la loro avventura anche in tre, e pubblicano Ultra nel 1997. Inaspettatamente, il disco non è anonimo come ci si potrebbe aspettare dopo il baratro in cui è caduta la band. Al contrario, i magnifici testi di Gore si sposano con un sound maturo, decisamente lontano dal pop scanzonato degli esordi, che esprime diverse contaminazioni musicali, fino alla dance. Ne è un esempio "Useless", che riesce a inserirsi con il suo riff aggressivo in tutte le discoteche del pianeta. Altri pezzi degni di menzione sono "Barrell Of A Gun", "It’s No Good" (remixata anche da Paul Oakenfold) e la delicatissima "Home".

I problemi personali di Gahan sembrano essere scomparsi, e il gruppo ha l’occasione di tirare il fiato, pubblicando la seconda raccolta di singoli, dal 1986 al ’98.

I Depeche Mode sono inossidabili, e tornano ancora sulla cresta dell’onda con Exciter (2001), album che ormai ha poco da aggiungere al tipico sound dei Mode, ma che raggiunge lo stesso un successo internazionale, trainato da "I Feel Loved" e "Dream On", ma soprattutto dalla dolce "Freelove". Il tour dimostra che dopo vent’anni di carriera, i Mode sono ancora degli animali da palcoscenico, tuttavia è lecito porre dubbi sulla continuazione della loro carriera dopo la pubblicazione del primo album solista di Gahan, Paper Monsters , e il secondo disco solista di Gore, "Counterfeit #2" (che segue il primo, con lo stesso titolo, del 1991).

Lo stile dei Depeche Mode, a più di vent’anni dal loro esordio, suona ancora fresco e pieno di vitalità, nonostante i tanti problemi incontrati dalla band lungo il suo cammino. Una band che è riuscita a mantenere costante la presenza di propri brani nelle chart, associando l’evoluzione musicale a un enorme successo a livello commerciale. La mescolanza di generi, ma il mantenere sempre un proprio sound inconfondibile, è uno dei maggiori meriti degli inglesi, che si possono ragionevolmente considerare una delle band più importanti del periodo ’86-’94.

Nel 2004 esce Remixes 81-04, raccolta di classici del gruppo di Basildon reinterpretati alla consolle da alcuni illustri nomi internazionali, tra cui Air, Underworld, Goldfrapp, Timo Maas, Portishead, Kruder & Dorfmeister.

Con Playing The Angel (2005) i Depeche Mode tentano di rinnovare i fasti di una carriera ormai venticinquennale. 

(Informazioni tratte da www.ondarock.it)

 


DISCOGRAFIA

   

SPEAK AND SPELL         
 


  A BROKEN FRAME

         

CONSTUCRION TIME AGAIN       
         
 
 
SOME GREAT REWARD

        
      
      


THE SINGLES 81-85 
        
 
 
BLACK CELEBRATION

   

MUSIC FOR THE MASSES
          
   

 101

                                                                                      
    

VIOLATOR     
      

SONG OF FAITH & DEVOTION

        
     

ULTRA 

 

THE SINGLES 81-85 (REMASTERED)

        
      

THE SINGLES 86-98
  
 

EXCITER
   

  

REMIXES 81-04
          


PLAYING THE ANGEL


Ho ascoltato quasi tutti questi album a menadito, data la mia grande passione per questo gruppo e devo dire che, chi più chi meno, ho amato veramente ognuno di essi. Le mie canzoni preferite sono: Everithing counts (Construction time again), People are people, Master and Servant (Some great reward), Black celebration, A question of time (Black celebration), Behind the wheel (Music for the masses), Personal Jesus, Enjoy the silence (Violator), I feel you, Walking in my shoes, In your room (Songs of faith & devotion), Barrel of a gun (Ultra), Shake the disease, Just can’t get enough (The singles 81-85), Strangelove, Little 15 (The singles 86-98), Dream on, Freelove, I feel loved (Exciter), John the revelator, Suffer well, Precious, Damaged people, A pain that I’m used to (Playing the angel). Anche le altre non sono da meno, ma queste sono quelle che più mi hanno fatto ballare, scatenare e, perchè no, anche sognare.

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16 commenti su “Depeche mode

  1. anonimo il said:

    Sai che come te li adoro! E penso che anche l’ultimo sia un ottimo disco! Tra le tante in particolare adoro route 66 e a question of time! Peccato non averli visti dal vivo il luglio scorso all’olimpico dove tra l’altro c’erano anche i franz ferdinand che aprivano il concerto. Nico

  2. Unici!!! Sono un pò carente sugli eighties, ma ho consumato dischi come Songs of Faith and Devotion!! E non dimentichiamo il 5 o il 4 (a seconda della formazione ^^) componente aka Mr Anton Corbijn!!!

  3. anonimo il said:

    Unici Depeche. Unici per suoni, testi e sensazioni che suscitano. Anch’io li annovero fra i miei gruppi preferiti e i brani che mi gustano maggiormente sono never let my down again e il remix di Useless. per nn parlare poi dei video-clip fatti con Anton Corbijn. Deliri. mikydepp

  4. anonimo il said:

    il mio album preferito è Songs of faith and devotion, mentre la mia canzone preferita è Personal Jesus. Grande gruppo, grande sound ma soprattutto grande voce quella di David!!!
    ciao Monica

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