Il gusto dell'anguria

REGIA: Tsai Ming-Liang

CAST: Lee Kang Sheng, Chen Shiang-Chyi
ANNO: 2005

TRAMA:

In una fredda e quasi deserta Taiwan contrassegnata da una sempre crescente siccità che costringe i suoi abitanti a far ricorso alle angurie per abbeverarsi, si rincontrano l’attore di film porno Hisiao-Kang e l’hostess di un museo Shiang-Chyi.

 


ANALISI PERSONALE

Siccità come metafora di un sesso ormai svuotato di significato e di profondità. Siccità, come metafora dell’inaridimento dei sentimenti e delle passioni e soprattutto come solitudine. L’unico rimedio pare essere quello di affidarsi al succo d’anguria o di lasciarsi andare a sogni visionari costituiti da stacchetti musicali allegri e colorati, completamente opposti all’aridità dei paesaggi e delle persone che li popolano. Questo film non è certamente fruibile a tutti, ricco com’è di scene troppo forti e non solo dal punto di vista sessuale. Una sessualità, quella narrata e mostrata, completamente scevra di qualsiasi passionalità o sensualità, ma quasi meccanizzata e soprattutto oggettivata (tanto da potersi esplicare solo con l’intermezzo di qualcosa, che sia un’anguria o un’inferriata, o la telecamera di un regista porno).

Hisiao-Kang, in passato orologiaio, ora è un attore porno affermato e sta girando alcuni film proprio al piano di sopra dell’appartamento di Shiang-Chyi da lui conosciuta in passato. I due si sono, forse, sempre inseguiti e cercati e magari questo casuale incontro sarà l’occasione buona per far si che l’amore finalmente sbocci. La ragazza lavora come hostess in un museo ed è ignara della professione della sua vecchia conoscenza. I due cominciano a frequentarsi, senza quasi mai parlarsi, lasciando spazio ai gesti, agli sguardi, ai movimenti sfuggevoli.
L’acqua scarseggia e in tv viene sempre più consigliato di dissetarsi con il succo d’anguria che tra l’altro, data la siccità, costa meno dell’acqua. Ed è così che le angurie diventano “oggetti” di uso comune nelle vite dei protagonisti, tanto da venire addirittura usate come oggetti erotici nei film porno (la scena nella quale il protagonista masturba l’attrice del film nel quale sta recitando tramite un’anguria è di una sottigliezza incredibile, dato che nasconde dei significati che vanno al di là dell’utilizzo del frutto in quanto divenuto di uso comune, ma che stanno a comunicare l’inaridimento di ben altro e cioè delle passioni, che possono essere sessuali o meno, e della loro materialità). L’attore ovvia alla mancanza d’acqua andando a farsi dei bagni nelle cisterne del condominio presso
il quale sta lavorando, mentre Shiang-Chyi cerca di sgraffignare quanta più acqua possibile dai bagni pubblici per farne una scorta gelosamente conservata nel bagno di casa sua.
Dopo l’incontro dei due personaggi le cose non sembrano cambiare di molto. La città è sempre più silenziosa e quasi deserta, e niente sembra annunciare un miglioramento delle condizioni di Taiwan, ma soprattutto dei due incredibilmente soli protagonisti. Uno spiraglio si apre solo quando si incontrano nel reparto porno di una videoteca, ma il ragazzo non riesce a lasciarsi andare completamente, abbandonando la sua “compagna” nel pieno della passione.



Quando questa, a causa di un incidente accorso ad un’attrice porno che trova riversa in ascensore, scopre il vero mestiere del suo amico, all’inizio ne rimane sconvolta ma poi sempre più eccitata fino a giungere ad una vera e propria esplosione (anche se repressa) della passione fino allora taciuta e nascosta.

Magnifica la fotografia (altalenante a seconda che “incastoni” i momenti seri a quelli gioviali e divertenti dei numeri musicali) ed estremamente comunicativa l’ambientazione (corridoi strettissimi e lunghissimi che sembrano imprigionare i protagonisti). La colonna sonora, quasi del tutto assente se si escludono i succitati stacchetti, è costituita dai rumori reali della città, delle riprese del film porno, della vita reale e contribuisce a dare quel tocco di veridicità e di materialità che si suppone il regista volesse dare alla pellicola.
Un film molto asciutto, come conviene anche al tema portante, questo Il gusto dell’anguria che riesce a trasmetterci tutta la solitudine da cui sono contrassegnati di due giovani protagonisti. Il film parte proprio con una lunga inquadratura di un corridoio biforcato dove dopo un po’ vediamo passare due figure rasenti i muri, che camminano senza guardarsi mai in faccia e senza nemmeno sfiorarsi. Già da questa primissima scena veniamo immessi nella tematica della pellicola. Ma come se non bastasse, subito dopo vediamo il protagonista con una donna esibirsi in una performance sessuale a dir poco singolare: il ragazzo sta masturbando un’anguria posta tra le gambe della donna che sembra godere come (o forse anche più) se la cosa stesse avvenendo senza un oggetto interposto. Cos’altro sta a significare questo, se non la perdita della speranza che possano esistere passioni autentiche, non materiali? Il film prosegue su questa falsa riga prendendo solo a volte delle strade diverse tramite degli stacchetti musicali molto vintage, coloratissimi e simpaticissimi, proprio a voler fare da contraltare all’asciuttezza, all’aridità del resto della pellicola. Ed è così che vediamo il protagonista cantare nella cisterna o vestirsi da pene e ballare in un bagno pubblico con delle donne adornate da secchi e sturalavandini. C’è ancora una speranza che le passioni possano tornare autentiche? Il regista ci lascia con l’interrogativo in sospeso dato che fa terminare questa sua
parabola ricca di rimandi e significati nascosti, con una lunga, estenuante (a tratti persino irritante) scena di sesso (la meno erotica che si sia mai vista sullo schermo) tra il protagonista e l’attrice ormai priva di vita. Un’ulteriore prova della mancanza di eros, sensualità, passionalità anche se poi, entrambi i protagonisti riusciranno a dare ampio sfogo alle loro passioni represse in un’esplosione di sudore, lacrime e sperma (che sembra abbondare così come l’acqua scarseggia), ma pur sempre inframmezzati dalle inferriate di una finestra, da un altro oggetto che pare “opporsi” ad un contatto diretto e sincero.

Regia: 8
Sceneggiatura: 7
Recitazione: 8
Fotografia: 8
Colonna sonora: 7
Ambientazione: 9
Voto finale: 8

 


CITAZIONE DEL GIORNNO

Certe cose avvengono perché non si sa la grammatica: tutti ne approfittano degli ignoranti. (Carlo Battisti in "Umberto D.")


LOCANDINA


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12 commenti su “Il gusto dell'anguria

  1. AlDirektor il said:

    Ancora un altro dei tantissimi film che devo vedere. Del genere di questo film non sono tanti quelli che mi attirano, ma dovrò vedere oltre a questo anche “Shortbus”. Sono due film che mi incuriosiscono moltissimi.

    Come al solito ottima recensione Ale.

  2. anonimo il said:

    L’intera filmografia di Tsai Ming-Liang merita di essere vista. Forse “Il gusto dell’anguria” non ne rappresenta l’apice(“Vive L’amour”, “The Hole” ed “Il Fiume” gli sono superiori), ma arduo trovare un film brutto tra le sue opere. Anche “Che ora è laggiù” mi piace da morire.

    Ps. Bella rece, Ale. 🙂

  3. Ale55andra il said:

    Al, Shortbus devo recuperarlo anche io ^_-

    Sitra in un certo qual senso ha sconvolto anche me ^^

    Grazie del complimento Shadowland, il tuo blog mi piace moltissimo e le tue recensioni sono ottime ^^

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