Possessor: Brandon Cronenberg segue le orme del padre in questo fanta-horror decisamente inquietante

Vod fa un lavoro molto particolare: tramite una tecnologia avanzatissima, riesce ad entrare nei corpi di altre persone per portare a termine omicidi su commissione. Quando, però, entra nel corpo di Colin, spacciatore che lavora anche nella società del suocero che si occupa di vero e proprio “spionaggio industriale”, i ricordi, le emozioni e i sentimenti di entrambi andranno a fondersi in maniera del tutto ingestibile e pericolosa.

Non c’è dubbio sul fatto che Brandon Cronenberg, dopo aver stupito con Antiviral, per questo suo nuovo lavoro si sia ispirato ampiamente allo stile e alla “poetica” di suoi padre, il re del body horror per eccellenza, citandolo in maniera rispettosa e restituendoci un film in cui la fantascienza si mescola all’orrore, regalando momenti imperdibili, ammantati da atmosfere inquietanti, ma anche da veri e propri exploit di sangue e violenza, in grado di rendere memorabile quest’opera che ci offre anche uno spunto di riflessione sul capitalismo e sul consumismo, armi che, se utilizzate in maniera smodata e poco controllata, possono diventare veri e propri strumenti di “morte”.

Impossibile non pensare ai più grandi social network che ormai fanno parte delle nostre vite, quando vediamo Colin (interpretato da un sempre più ipnotico e perfetto Christopher Abbott) lavorare per la società di estrazione dati del suocero, quando si ritrova a spiare letteralmente tramite webcam le persone per carpirne gusti, tendenze e predisposizioni al fine di utilizzarli per scopi commerciali. Così come è difficile non capire che il lavoro di Vod (interpretata magnificamente da Andre Riseborough), consistente nell’entrare nel corpo, ma soprattutto nella mente, di altre persone al fine di condurle dove la sua società vuole, non sia altro che una metafora di quello che avviene giornalmente nella mente di ogni consumatore, assalito e “guidato” dal volere altrui.

Mescolando queste due personalità e questi due grandi “temi”, Brandon Cronenberg, ci immerge a viva forza in un horror in cui non fa sconti a nessuno, impressionando lo spettatore con delle soluzioni visive molto potenti e avvolgendo il racconto in un’indefinitezza che non disturba ma, anzi, affascina, lasciandoci col dubbio sulle reali implicazioni delle azioni compiute da Vod nel corpo di Colin o da Colin nella mente di Vod (e viceversa).

Le immagini, le sensazioni, le pulsioni e i desideri vanno a mescolarsi e ad affollarsi nelle due personalità, tanto da arrivare a non comprendere dove finisce una e inizia l’altra, in un gioco al massacro che si trasforma anche in una lotta alla supremazia all’inizio e in una vera e propria corsa alla sopravvivenza dopo. Il tutto condito da immagini che difficilmente possono lasciare indifferenti e che vanno a colpire anche lo spettatore più scafato e più abituato a determinate visioni.

Cronenberg figlio, insomma, non fa rimpiangere il lavoro del padre e ci regala un fanta-horror perturbante e decisamente notevole, dove a impressionare maggiormente, non è tanto lo scoppio improvviso di momenti di altissima violenza fisica, quanto quello che gli stessi stanno a metaforizzare: una violenza psicologica di cui spesso ognuno di noi si ritrova, consapevole o meno, ad essere vittima.

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6 commenti su “Possessor: Brandon Cronenberg segue le orme del padre in questo fanta-horror decisamente inquietante

  1. Ho visto “Antiviral” ma anche un suo recente cortometraggio, Brandon Cronenberg ha un occhio notevole, grazie per avermi ricordato di questo film, dovrò vederlo per forza, papà è uno dei miei preferiti e il figliolo sembra la mela, caduta non troppo lontana dall’albero. Cheers!

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