She Dies Tomorrow: la strisciante pericolosità di un’idea trasmessa da persona a persona

Amy si è appena trasferita nella nuova casa che ha comprato. Ma una tristezza imponderabile sembra attanagliarla. Quando la sua migliore amica va a trovarla, le dice con convinzione che morirà il giorno dopo. Quest’ultima, ovviamente, minimizza la questione dicendole che non è affatto vero, ma una volta tornata a casa a messasi al lavoro nel suo scantinato dove analizza al microscopio dei microorganismi, viene assalita dalla stessa insindacabile convinzione. Decide di andare così al compleanno di sua cognata, perché vuole essere vicina a suo fratello e sua nipote nell’ultimo giorno della sua vita. Anche qui, se all’inizio i presenti la prenderanno per pazza viste le sue esternazioni circa la sua imminente morte, ben presto anche loro arriveranno alla conclusione di dover morire il giorno dopo…

Un horror abbastanza atipico che fa della stranezza dei dialoghi e dei suoi protagonisti il suo stendardo e la sua caratteristica principale. Diretto dall’attrice Amy Seimetz, protagonista del recente Pet Sematary e di Alien: Covenant, ha le stimmate del mumblecore, filone cinematografico raramente accostato all’horror, se non in correlazione alla commedia (ricordiamo il bellissimo Baghead, ad esempio), creando un’atmosfera straniante e surreale, ma al tempo stesso raccontando di qualcosa di molto tangibile anche nella realtà.

Si tratta, infatti, dell’estrema pericolosità della diffusione capillare di un’idea, della potenza che un’idea stessa può avere sulle menti suggestionate dalla stessa e della forza con cui questa può portare ad assumere atteggiamenti, dettati proprio dalla convinzione estrema della veridicità e dell’oggettività di un determinato pensiero. Pensiero che diventa un chiodo fisso, trasmesso quasi come se fosse un vero e proprio virus da persona a persona, andando a insinuarsi fortemente nelle pieghe della mente di chi se ne fa assoggettare, portando chi ne viene soggiogato ad un asservimento totale a quell’unico, martellante, chiodo fisso.

Una vera e propria epifania, insomma, investe i protagonisti di questo film (tra i quali una sorprendente e straordinaria Jane Adams, ma non è da meno anche Kate Lyn Sheil), che si fermano a pensare, cosa che magari sfugge durante il normale e incessante svolgersi delle loro vite, sul fatto che tutti moriremo. Ma è un’epifania talmente inglobante e potente che li porta a convincersi totalmente del fatto che loro moriranno sicuramente entro un giorno, cosa che porta ognuno di loro a reagire in maniere differenti, la maggior parte delle volte assumendo atteggiamenti inconcludenti e apparentemente incomprensibili.

E se un minimo di ironia proprio nel tratteggio di questi atteggiamenti da ultimo giorno sulla terra è ravvisabile, l’atmosfera generale è di inquietudine totale, una sensazione che si respira sin dal primo fotogramma e che ci accompagna fino al finale in cui tutto rimane nell’incertezza e, ovviamente, non ci sarà dato modo di capire se quella che ha investito i protagonisti è solo un’ossessione potentemente trasmessa da una persona all’altra o una verità assoluta alla quale ognuno ha reagito a suo modo.

She Dies Tomorrow, quindi, con uno stile narrativo che potrebbe risultare a tratti snervante, a conti fatti fa del perturbante la sua arma vincente, mettendoci di fronte al fatto che spesso la diffusione capillare di un’idea, giusta o sbagliata che sia, può essere molto più potente, veloce e pericolosa di qualsiasi altro virus che possa venirci in mente.

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