The Block Island Sound: ancora Lovecraft, questa volta al servizio di un potente dramma familiare

Harry vive con suo padre Tom sull’isola di Block Island e soffre un po’ l’assenza delle sue sorelle, partite per cercare fortuna altrove, lasciandolo solo ad occuparsi del genitore. Quando quest’ultimo, dopo un’uscita notturna in barca, comincia ad assumere atteggiamenti inusuali, risultando spesso mentalmente assente, finendo per sparire nella notte, venendo poi ritrovato morto in riva al mare, per Harry cercare di capire cosa sia successo realmente a suo padre diventerà una vera e propria ossessione.

Recentemente molti registi si stanno rifacendo, più del solito, alle atmosfere lovecraftiane per inscenare le loro storie e raccontare orrori e drammi che vanno dal particolare all’universale. L’abbiamo visto con The Beach House e continuiamo ad esserne spettatori anche con questo piccolo gioiellino distribuito da Netflix, un horror psicologico che si addentra nelle profondità marine dove si nasconde un terrore imperscrutabile e indescrivibile che si propaga fino ad incancrenire persone e rapporti umani, persino quelli che dovrebbero risultare più indissolubili di tutti: i legami familiari.

È infatti nel complesso e intensissimo rapporto tra il protagonista e sua sorella che risiede in realtà il fulcro della narrazione di The Block Island Sound, rapporto fatto di rancori inespressi, ma anche di un profondo e atavico affetto. Un rapporto in cui il senso del dovere e il peso di determinate scelte (come quella di restare o quella di partire, entrambe con degli effetti da sostenere), non fanno dimenticare il legame primordiale che può esistere tra un fratello e una sorella o tra un padre e i propri figli.

Recitato e sorretto ottimamente dai due attori protagonisti, The Block Island Sound, non risulta mai eccessivo, ma ci immerge nella sua atmosfera inquietante e perturbante, accompagnandoci con grande senso della misura e particolare attenzione alle dinamiche familiari e ai dialoghi, perfetti e mai fuori luogo, verso un finale in cui la componente horror del film ha modo di esplicarsi, lasciandoci con un senso di consapevolezza circa la reale natura di quanto visto fino a quel momento, che lascia annichiliti e a bocca aperta al tempo stesso.

La ripresa di un particolare dialogo avuto tra la sorella di Harry e la sua bambina, ci fa cambiare prospettiva e ci immerge totalmente nel senso più profondo di questo racconto in cui essere vittima o carnefice è una condizione mutevole proprio in base al punto di vista assunto. Un finale straordinario che, pur mozzando il film in maniera quasi violentemente netta, risulta il suo punto di forza maggiore, insieme a quelli succitati.

Ancora una volta, quindi, dalle profondità marine, dal terrore cosmico imponderabile e inevitabile, arriva una profonda riflessione sull’uomo, sul suo rapporto con l’ambiente in cui abita e sulla famiglia, luogo di dannazione e salvezza al tempo stesso.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *