Shining

REGIA: Stanley Kubrick
CAST: Jack Nicholson, Shelley Duvall, Danny Lloyd, Scatman Crothers
ANNO: 1980

TRAMA:
Jack Torrance con la sua famiglia si reca all’Overlock Hotel per farvi da guardiano durante i mesi invernali contrassegnati da forti nevicate che isolano l’albergo dal resto del mondo. Dopo un iniziale periodo di ambientazione il figlio Danny, dotato di poteri paranormali, avrà delle strane visioni e Jack perderà la testa e tenterà di ammazzare moglie e figlio.




ANALISI PERSONALE
Quando ho visto Shining la prima volta ero una bambina e ammetto che non ebbi il coraggio di vederlo interamente. Divenuta più adulta e quindi poco impressionabile ho avuto la forza di vederlo per intero e, per inciso, da sola di notte, cosa che di sicuro ha aiutato a suggestionarmi e a immedesimarmi completamente nella pellicola. Shining è un bellissimo film forte, duro, incisivo ed estremamente espressivo, ricco di messaggi sparsi qua e là e di impareggiabili chicche registiche e recitative.
Shining è uno di quei film cult che rimarrano sicuramente nella storia, non solo perchè appartengono alla produzione di un regista di per sè storico, ma perchè ha segnato un’epoca e un certo modo di fare cinema. La storia è molto interessante e si snoda in diversi filoni, dal paranormale, al trhiller, al drammatico all’orror. Il paranormale è ovviamente comunicato attraverso la figura del piccolo Danny che essendo fondamentalmente solo ha creato un amico immaginario, Tony che lo avverte dei pericoli imminenti. E’ praticamente tramite Danny, e i suoi viaggi in triciclo tra i corridoi dell’angustio albergo, che veniamo a conoscenza degli "orrori" quivi presenti. Danny possiede il dono della "luccicanza" (lo shining appunto), che lo accomuna al cuoco dell’albergo Mr. Halloran anch’egli dotato di poteri paranormali, col quale comunica telepaticamente. E’ sempre attraverso il bambino che ci si parano davanti agli occhi le scene più "terrificanti": come dimenticare le due gemelle che gli dicono che è destinato a "giocare" con loro per sempre? O la terribile scritta REDRUM (ricca di vari significati: se anagrammiamo il vocabolo viene fuori MURDER e ad esempio RE-DRUM vuol dire rimbombo), e numerose altre visioni più o meno reale, più o meno paranormali.
Ma forse il personaggio più terrificante di questo film è proprio Jack Torrance, con i suoi scatti d’ira, con la sua improvvisa "pazzia" che lo spinge a comportarsi in maniera a dir poco sconvolgente, che lo spinge a tentare di uccidere moglie e figlio perchè disturbano la sua vena creativa (Jack ha deciso volontariamente di isolarsi nell’albergo per terminare un suo romanzo). In realtà Wendy alla fine disperata fruga tra le pagine del romanzo di suo marito e fa una scoperta sconvolgente: i fogli sono strapieni di un’unica frase che si ripete all’infinito e cioè "Il mattino ha l’oro in bocca". Attraverso il personaggio di Jack Torrance veniamo a conoscenza di altri indizi fondamentali per la compresione della pellicola.


Wendy? Sono a casa amore. Su, vieni fuori, dove ti nascondi? Cappuccetto Rosso, Cappuccetto Rosso. Su, apri la porta. Su apri. Non hai sentito il mio toc – toc –toc? Allora vuoi che soffio, vuoi che faccio puff. Allora devo aprirla io la porta? Sono il lupo cattivo.


Ad esempio, si scopre che molti anni prima il custode Mr. Grady aveva assassinato moglie e figlie (le gemelle che appaiono nelle visioni di Danny) e poi si era suicidato. Forse Jack si identifica nel vecchio custode o forse è il vecchio custode che si è impossessato di lui in una sorta di transfert. Certo è che ad esempio anche Jack inizia ad avere delle strane visioni come quella della festa nel grande salone dove sono presenti numerose persone, tra cui il barista che gli versa educatamente da bere e l’altro barista che invece gli versa addosso un vassoio pieno di bevande. Jack è costretto ad andare in bagno per pulirsi e qui fa la "conoscenza" proprio di Mr. Grady che nega di essere il vecchio custode e che dice che il vero custode, il vero Mr. Grady è proprio lui. Ad avvalorare ulteriormente la tesi che ormai Grady e Torrance siano una cosa sola è l’ultimo fotogramma di questo spettacolare film che ci mostra una foto in bianco e nero con tutto il personale dell’albergo e con Jack Torrance al posto di Mr. Grady.
Tra le tante scene da ricordare, oltre quelle citate, non si può menzionare quella in cui Jack comincia a dare di matto minacciando Wendy, che alla fine riesce a svignarsela dandogli una botta in testa. Il suo tentativo di fuga è magistralmente reso e riesce a tenere col fiato sospeso fino alla fine del film, quando il piccolo Danny, aiutato da sua madre, riesce a scappare dalla finestra del bagno, nascondendosi prima nella neve e poi nel labirinto di erba nel quale viene rincorso dal padre ormai fuori di sè. Alla fine Danny riuscirà ad uscirne e a scappare con sua madre che viene in suo soccorso alla guida di un gatto delle nevi e Jack soccomberà ormai privo di forze abbandonato nel labirinto dove pian piano congelerà.
Shining è forse il migliore film d’orrore che io abbia mai visto, proprio perchè è il più inquietante, calustrofobico e pauroso che mi sia mai capitato sottomano e io non sono facilmente impressionabile. Il fatto che poi sia tratto da un romanzo di Stephen King, che sia diretto dal grandissimo Kubrick e interpretato dal geniale Nicholson contribuisce a farmi amare questa pellicola ancora di più. La colonna sonora riesce ad aumentare il livello di intensità insito nella pellicola e la fotografia e la regia sono a dir poco egregie. Nessun film d’orrore è mai riuscito e credo riuscirà a creare dentro di me una certa dose di ansia mista a pathos e suspance come è riuscito a fare Shining con le sue atmosfere cupe e tenebrose e con i suoi labirinti interni ed esterni e, soprattutto, mentali. Eh già, perchè oltre al labirinto esterno fatto di erba, lo stesso albergo è fitto di anfratti e corridoi che rendono il tutto clasustrofobico e a dir poco pauroso. Se poi ci aggiungiamo la magistrale intepretazione tra lo psicopatico e lo schizofrenico di Jack Nicholson ma anche del piccolo Danny Lloyd, allora stiamo proprio freschi. Se ci si lascia andare e si abbandonano i freni della mente questo film può veramente segnare e rimanere indelebilmente impresso per sempre. Una sola visione lascia già sconvolti e raramente si trova il coraggio di guardarlo ulteriormente.


Wendy, tesoro, luce della mia vita! Non ti faro’ niente. Solo che devi lasciarmi finire la frase. Ho detto che non ti faro’ niente. Soltanto, quella testa te la spacco in due, quella tua testolina te la faccio a pezzi!


Regia: 9
Sceneggiatura: 9
Recitazione: 9
Fotografia: 9
Colonna sonora: 9
Ambientazione: 9
Voto finale: 9




CITAZIONE DEL GIORNO

Sembri un buco di culo con la dentiera!! (da "Serpico")


LOCANDINA

Votazione!!!!

Finalmente abbiamo concluso la rassegna delle quattro categorie di attori e siamo pronti per le votazioni tanto agoniate da voi numerosissimi lettori da tutto il mondo e da tutte le galassie. Iniziamo a presentare i vari candidati:

A) BELLI BELLI BELLI IN MODO ASSURDO MA ESAGERATAMENTE, MODERATAMENTE O ALMENO UN Pò, ANCHE BRAVI



1)Brad Pitt
2)Leonardo di Caprio
3)Tom Cruise
4)Ewan McGregor
5)Jake Gyllenhaal
6)Clive Owen
7)Christian Bale
8)Bruce Willis
9)Charlize Theron
10)Nicole Kidman
11)Scarlett Johansson
12)Denzel Washington
13)James Caviezel
14)Robert Downey Jr.
15)Ethan Hawke
16)Jared Leto
17)Jennifer Connelly
18)Julianne Moore
19)Natalie Portman
20)Sean Penn
21)Naomi Watts
22)Uma Thurman
23)Liv Tayler
24)Robin Wright Penn
25)Michelle Pfeiffer

B) BELLI BELLI BELLI IN MODO ASSURDO, MA ESAGERATAMENTE, MODERATAMENTE O ALMENO UN Pò, CANI A RECITARE


1)Ben Affleck
2)Keanu Reeves
3)Jude Law
4)Jennifer Garner
5)Julia Roberts
6)Riccardo Scamarcio
7)Laura Chiatti
8)Stefano Accorsi
9)Jessica Alba
10)Angelina Jolie
11)Matthew MacCounaghey
12)Jennifer Lopez
13)Sandra Bullock
14)Elizabeth Hurley
15)Orlando Bloom
16)Raoul Bova
17)Monica Bellucci

C) CESSI CESSI CESSI IN MODO ASSURDO MA ESAGERATAMENTE, MODERATAMENTE O ALMENO UN Pò BRAVI A RECITARE

1)Elio Germano
2)Pierfrancesco Favino
3)Kathy Bates
4)Barbra Streisand
5)Samuel L. Jackson
6)Forest Whitacker
7)Laurence Fishburne
8)Tim Robbins
9)Matt Dillon
10)Matt Damon
11)Edward Norton
12)Steve Buscemi
13)John Turturro
14)John Goodman
15)Tim Roth
16)Jack Nicholson
17)Dustin Hoffman
18)Danny de Vito
19)Joe Pesci
20)Woody Allen
21)Kevin Spacey
22)Ben Stiller
23)Ben Kingsley
24)Elijah Wood
25)Paul Giamatti
26)Liam Neeson
27)Ralph Fiennes
28)Vincent Gallo
29)Nicolas Cage
30)Don Cheadle
31)James Gandolfini
32)Tom Hanks
33)Robin Williams
34)Spike Lee
35)John Malkovich
36)Frances MacDarmond
37)Stanley Tucci
38)Brittany Murphy

D) CESSI CESSI CESSI IN MODO ASSURDO E ALMENO UN PO’, MODERATAMENTE O ECCESSIVAMENTE CANI A RECITARE


1)Joan Cusack
2)John Cusack
3)Jennifer Beals
4)Adam Sandler
5)Mischa Barton
6)Christina Ricci
7)Vin Diesel
8)Sarah Michelle Gellar
9)Paris Hilton
10)Jennifer Love Hewitt
11)Ludacris
12)Ben McKenzie
13)Jason Biggs
14)Tori Spelling
15)Marlon Wayans

Per ciascuna categoria si vota in questo modo, ad esempio: A) 12 B)3 C)7 D)14.
Divertitevi come volete!!!! Mi raccomando votate tutti!!!

Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante

REGIA: Peter Greenaway
CAST: Michael Gambon, Helen Mirren, Tim Roth, Richard Bohringer, Alan Howard
ANNO: 1989

TRAMA:
Georgina è la moglie di Albert, uno spregevole boss della malavata che è propietario di un ristorante gestito dal raffinato cuoco Richard e nel quale maltratta chiunque, dai camerieri, ai suoi stessi scagnozzi. La povera donna, esasperata dal comportamento spregevole del marito, anche a casa dove viene picchiata, instaura una relazione amorosa con un avventore del ristorante appassionato di libri. Una volta scoperto l’adulterio, Albert reagirà in maniera esagerata scatenando la vendetta di Georgina…




ANALISI PERSONALE
Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante è un film grottesco, surreale, violento ma allo stesso tempo stiloso ed elegante. Del resto cosa ci si può aspettare da un piccolo genio come il grande Greenaway che sforna delle pellicole una più strana dell’altra, una più incredibile e complicata dell’altra?. In questo caso, poi,  a farla da padrone sono il cibo, il sesso,l’amore, la violenza e la vendetta, tutti abilmente mescolati e descritti, cosa che ci lascia capire quanto strana e inusuale sia questa pellicola.
Il film comincia con una scena così forte da far stare male i deboli di stomaco. Lo spregevole Albert Spica (intepretato dal magistrale Michael Gambon perfetto in ogni sua movenza), aiutato dai suoi scagnozzi, tra cui spicca Mitchel (un imperdibile e simpaticissimo Tim Roth), sta torturando un povero uomo costrindolo a mangiare feci animali e cospargendo con esse il suo corpo offrendogli alla fine un bicchiere del vino del suo ristorante. Ma Albert è solito comportarsi in questa maniera con chiunque gli si pari davanti e non incontri le sue simpatie. Tratta male Mithcel, tratta male sua moglie Giorgina (la sempre perfetta Helen Mirren), tratta male i camerieri e gli avventori del suo ristorante, tratta male tutti insomma. L’unico che sembra meritare il suo rispetto e che non viene maltrattato è il cuoco Richard che gestisce e manda avanti il suo ristorante. E sarò proprio il cuoco, di buon cuore e molto intelligente, ad aiutare a tenere nascosta la storia d’amore tra Giorgina e Michael, il biblotecario che suole mangiare ogni sera da solo nel tavolino all’angolo (interpretato da Alan Howard). Il loro amore nasce con una serie di sguardi lascivi o meno e una certa sera Giorgina si dirige verso il bagno seguita dall’uomo incuriosito. Sarà proprio qui che nascerà la loro passione, che verrà poi consumata anche nelle cucine e in altri luoghi incredibili, oltre che nel bagno. Ogni giorno Giorgina va al bagno e ogni giorni ci rimane sempre di più. Ma lo stupido Albert sembra non accorgersi di nulla se non fosse che la cameriera Cory gli fa notare la cosa. Una volta scoperto l’adulterio, Albert preso dalla rabbia trafigge la guancia di Cory con una forchetta e dopo va alla caccia dei due amanti. Richard riesce a farli scappare, nudi così com’erano mentre facevano sesso nel magazzino della cucina, all’interno di un camion che trasporta carne avariata, ormai in putrefazione. Alla fine arriveranno al magazzino polveroso pieno di libri di Michael e qui il loro amore sboccerà tranquillamente, fino a quando il marito furioso, intercettando il ragazzino che portava loro il cibo dal ristorante, li rintraccia e uccide Michael facendogli ingoiare le pagine del suo libro preferito, rifarcendolo fino a farlo soffocare.



La scoperta del povero amante assassinato, farà nascere in Giorgina un folle sentimento di vendetta. Si rivolgerà al caro Richard pregandolo di cucinare il suo caro amante per darlo in pasto a suo marito. Una volta convinto il cuoco, convocherà al ristorante una folla di gente ostile a Michael, tra cui la povera Cory trafitta e lo costringerà a mangiare un pezzo del corpo del suo amante, ammazzandolo subito dopo a sangue freddo. Il film si conclude proprio così: il cibo come vita, il cibo come morte. Le metafore si sprecano e non solo quelle riguardanti il cibo.
A parte la forza espressiva e comunicativa della storia e dei bravissimi attori, quello che più colpisce di questo film è lo stile registico originalissimo che ci mostra con lunghe carrellate gli interni del ristorante la cui zona più interessante è proprio l’enorme cucina ricca di attrezzi e di cuochi e personale vario, tra cui il ragazzino che non fa altro che intonare degli angelici canti, ma anche la sala vera e propria e i bagni, ognuno contrassegnato da un proprio colore: la cucina dal verde, la sala dal rosso e i bagni dal bianco. Non è da meno appunto l’ambientazione stupenda e ipnotica al punto giusto che contruibuisce largamente a rendere il film elegante ed inusuale. La colonna sonora, firmata dal magnifico Michal Nyman sfocia nello psichedelico e grottesco e si adegua perfettamente a ciascuna situazione. La caratterizzazione dei personaggi è abilmente resa anche grazie alla stupenda sceneggiatura che ci mostra quanto arrogante, meschino e allo stesso tempo stupido possa essere un uomo (attraverso il personaggio di Albert e dei suoi scagnozzi) e contemporaneamente quanto ci sia bontà ed eleganza nell’animo umano (sentimenti mostrati soprattutto dal personaggo del cuoco Richard, ma anche dal bibliotecario Michael). Viene mostrata inoltre, la debolezza, la rassegnazione, ma anche la rinata voglia di vivere, tramite il personaggio di Giorgina e l’innocenza insita nella giovane età del ragazzino che canta in cucina.
Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante, non è un film per tutti, potrebbe, infatti, risultare sgradevole e inconcludente a chi non apprezza un determinato stile registico e per chi non ama il grande Greenaway. Io, che ho avuto modo di visionare alcune sue pellicole, me ne sono subito innamorata e quindi non ho potuto che apprezzare questo surreale e fantastico film.

Regia: 9
Recitazione: 8,5
Sceneggiatura: 8
Fotografia: 8,5
Colonna sonora: 8,5
Ambientazione: 9
Voto finale: 8,5




CITAZIONE DEL GIORNO

Io sono niente: senza vita, senza anima, odiato e temuto. Sono morto per tutta l’umanità. Ascoltatemi: io sono il mostro che gli uomini che respirano bramerebbero uccidere. Io sono Dracula. (Gary Oldman in "Dracula di Bram Stoker")


LOCANDINA

Bandabardò

Ho scoperto la Bandabardò troppo tardi (come mi è capitato, ahimè, con un parecchie cose), proprio per il mio sbagliatissimo atteggiamento snobistico dettato dal fatto di aver confuso la loro musica con qualcosa di estremamente politicizzato, tendente al comunista e al fracassone (per carità nulla contro il comunismo, o la sinistra, di cui a dire il vero abbraccio un pò tutto, ma nella musica o nell’arte in genere preferisco che nn ci sia troppa politica). Alcuni amici però mi hanno assicurato che la mia supposizione era alquanto sbagliata, almeno in parte, e quindi ho deciso di ascoltare un pò di roba di questo gruppo allegro, spensierato, leggerissimo ed espressivo al tempo stesso che accompagna le mie giornate con canzoni di ogni tipo: riflessive, allegre, caciarone e quant’altro. La Bandabardò è un validissimo gruppo, composto da un ottimo cantante e da bravissimi musicisti che fanno buona musica, gradevole e di qualità.

La storia “antica”

8 Marzo 1993

Quel giorno, oltre a festeggiare la donna, nasce la bandabardò. Enrico Erriquez Greppi, un bilingue dal passato franco-lussemburghese, convince A. M. Finaz, rampante chitarrista elettrico, a gettare alle ortiche qualsiasi amplificatore o pedale di sua appartenenza. Questo per la convinzione di Erriquez che sarebbe bello e divertente portare su un palco la stessa atmosfera di festa che si instaura nelle “cantate tra amici", momenti magici in cui stonati e intonati uniscono le voci in canti senza fine. Altro classico delle suonate tra amici è che spunta sempre un ‘bonghettaro’! Ecco dunque Paolino alle multi-percussioni, soprattutto djembe e bonghetti, veri simboli del mondo fricchettone. Seguono a ruota la terza chitarra acustica (Orla), il contrabbasso stradaiolo e francofono (Don Bachi), una batteria minimale ( il giovane Nuto) ad assicurare le danze, e un fonico di fiducia (Cantax)…

8 Marzo 1993: Quel giorno, oltre a nascere, la bandabardò si chiude in sala prove, dove resta per sei mesi! Con l’aiuto di personaggi vari (Olivier Bellerie – fonico F.F.F.; Antonio Aiazzi – Litfiba – solo per citarne alcuni) e complici le influenze di tutto ciò che di bello è stato scritto e suonato in Italia e Francia, i bardò arrangiano i pezzi trovando presto la chiave giusta per rovesciare dai palchi di tutta Italia e di Parigi (2 mini tour in locali e per strada) un’energia e un’allegria estremamente contagiose. I bardò smetteranno di suonare solo per brevi periodi legati a registrazioni (1994: mini-CD promo; 1996: Il Circo Mangione) o a schianti in furgone (Estate 1996).

La storia “recente”

Dal primo CD, “Il Circo Mangione” la Bandabardò ha fatto molta strada e molti, molti concerti, ma è sempre rimasta fedele allo spirito del primo album. Dopo il successo ottenuto ("Il Circo Mangione” vince anche il Premio Ciampi) nel 1998 esce un altro album che conferma il talento del gruppo: “Iniziali B.B.". Nel 1999 i ragazzi registrano il primo live, “Barbaro Tour", che esce in copie limitate. Il terzo cd, “Mojito Football Club” esce all’inizio del 2000 e riscuote il favore della critica, venendo eletto come disco del mese da Rockerilla. L’anno successivo la Bandabardò torna con “Se mi rilasso… collasso", una raccolta di brani live più un brano inedito, “Manifesto” e nel 2002 con “Bondo! Bondo!” il gruppo si propone ancora una volta in tutta la sua ecletticità e versatilità, presentando un lavoro di grande qualità che raggiunge i vertici delle classifiche italiane per alcune settimane.

L’uscita di “Bondo! Bondo!” segna una tappa importante nella storia del gruppo che porta la propria musica in tour in Italia, Spagna, Francia e Svizzera per un anno e mezzo di concerti affollatissimi, facendosi conoscere sempre più anche all’estero. Il 2002 segna inoltre l’uscita di Paolino dal gruppo, sostituito nella tournée invernale da Ughito, percussionista dei Malfunk e vecchia conoscenza dei bardozziani, e poi da aprile 2003 da Ramon ai fiati e alle percussioni.

Ramon è da allora parte integrante del gruppo, e ha contribuito in modo significativo anche all’ultimo album.

“Tre passi avanti", uscito il 3 settembre 2004, è la nuova avventura della Bandabardò che si prepara a un nuovo lunghissimo tour con molte tappe in Italia e all’estero.

E’ in uscita il nuovo attesissimo album, Fuori Orario.


« La Bandabardò ha sposato in pieno la causa dei fricchettoni e del loro leader Fernandez. Siamo per la rivalutazione dei rapporti umani, dei miscugli razziali e culturali. Lottiamo per un mondo a misura di donna e di bambino e per vedere un giorno trionfare allegria e gentilezza »
 
(Manifesto della Bandabardò)

NOME
Enrico Greppi
STRUMENTO
Voci, chitarra acustica ritmica
COMPLEANNO
01 settembre
EMAIL
[email protected]

Io di profilo mi sono visto solo in foto o in video, non sono il tipo da doppio specchio. Ma mi ricordo di aver notato alcuni segni fondamentali: un naso premiato da un tuffo in piscina con poca acqua, un’evidente peluria sul mento pronta ad essere riportata in testa (qualora la calvizie decidesse di rompere ulteriormente le palle), una luce negli occhi di chi ha un figlio strepitoso. Un profilo non proprio gioviale, assorto in musiche e parole che vengono dalla mia famiglia di musicisti classici, professionisti o per amore, da un’infanzia di conservatorio e violino, per poi essere travolto dal basso e quindi da Sua Santità La Chitarra! Impregnato di Battisti e De Andrè incontro poi la Banda dei Bardozzi con cui ce le scriviamo e ce le cantiamo. Quando non capite bene le parole è perchè il mio ventennio passato nei paesi francofoni ritorna nel cuore. Inoltre ho lavorato con Silvestri (Cohiba), conosciuto Manu Chao, e vi voglio bene…

NOME
Alessandro Finazzo
STRUMENTO
Chitarra virtuosa e solitaria, cori
COMPLEANNO
10 agosto
EMAIL
[email protected]

Ho iniziato a suonare alla tenera età di 9 anni, dopo essere stato folgorato da un disco dei Beatles rubato a mio fratello.

A 11 anni sono salito sul palco per il primo concertino e non sono praticamente più sceso. Oltre a suonare con la B.B., di cui vado particolarmente fiero, ho collaborato con M.C.R., C.S.I., Daniele Silvestri, David Sylvian, Max Gazzè, Paola Turci, Casa del vento ed altri ancora.

Segni particolari: laurea in filosofia, fede buddista, grande passione per il nuoto, la lettura ed il cinema.

NOME
Marco Bachi
STRUMENTO
Contrabbasso, basso
COMPLEANNO
27 novembre
EMAIL
[email protected]

Contrabbassista e bassista elettrico, solare ma permaloso, pelosissimo e bisognoso del contatto fisico con chiunque mi circondi. Amo tutta la musica, dai Sex pistols a Debussy, con un amore viscerale per i Police e Beethoven. Sono l’anima contabile della Bandabardò e proprio nei rapporti con fatture e commercialisti riesco a sfogare tutta la mia pedanteria repressa.

Nel 1997 mi sono diplomato al conservatorio e (Banda permettendo)da allora collaboro con molte orchestre di musica classica. Da un paio di anni sono pervaso da spirito agreste: nelle pause di lavoro da tour o registrazioni mi si può osservare in canottiera e stivali a spaccare legna e a dare il ramato ai pomodori del mio campo.

La massima felicità per me è suonare il contrabbasso nudo nel bosco…

NOME
Andrea Orlandini
STRUMENTO
Chitarra elettrica, tastierine
COMPLEANNO
03 febbraio
EMAIL
[email protected]

Sono nato a Pavia il 3 Febbraio 1968, acquario ascendente vergine, da mamma toscana e babbo genovese, ma sono ormai fiorentino da quando avevo 5 anni. L’unico legame familiare con la musica sono i negozi di dischi che mio nonno tuttora possiede a Genova (nei quali,negli anni ‘50, un giovane De Andrè portava a far ascoltare le sue cassette). La mia prima chitarra mi è stata regalata la notte di Natale del ‘77, la stessa notte in cui è morto il grande Charlie Chaplin. A 13 anni rimasi folgorato da una ragazzina (ciao Stefy, ovunque tu sia) che mi ha “presentato” i Rolling Stones, e lì la mia vita cambiò… In quel momento capii che tutto quello che avrei voluto fare era fare dischi e suonare sui palchi, un sogno che anni dopo si è realizzato grazie alla Banda…

Ho finito i miei studi classici, ho dato un esame all’università, poi ho incontrato il Nuto… Insieme abbiamo bevuto un pò, poi è nata la Banda ed è storia di ieri… Vivo a Firenze, in centro, perchè se quando esco di casa non vedo almeno 3000 persone mi deprimo! Ho uno splendido gatto rompicoglioni che si chiama Aldo, ho tanti dischi bellissimi (i migliori,uno per artista? Exile on main street degli Stones, Ziggy Stardust di Bowie, il White album dei Beatles, Highway 61 revisited di Dylan e il primo dei Velvet underground), tanti film bellissimi (i migliori? Luci della città, Il laureato, Arancia meccanica, Taxi driver, Psyco) tanti libri bellissimi (i migliori? Racconti e novelle di Maupassant, Opinioni di un clown di Boll, Alta fedeltà di Hornby, Demian di Hesse, Musica per organi caldi di Bukowski), e le mie chitarre. Aspetto con ansia il nuovo tour della Banda (per rivedervi tutti) e il nuovo tour degli Stones…

“La vita è quello che ti succede quando hai fatto altri progetti”
(J.Lennon)

NOME
Alessandro Nutini
STRUMENTO
Batteria
COMPLEANNO
21 aprile 1970
EMAIL
[email protected]

Alessandro Nutini, nato a Firenze il 21 Aprile 1970.
Per gli amici Ale o Nuto
Strumento: batteria

Mmmmm…allora, io sono quello che sta dietro alla batteria e che se si alza in piedi rimane alto uguale perchè, come si dice, ho le gamberelle secche secche e corte corte. Con le quali ogni martedì gioco a calcetto sognando di essere la reincarnazione di batistuta. Poi, dopo tre tiri sbilenchi, mi arrendo e torno in difesa, dove stanno i brocchi. Però sono mancino, il che crea un po’ di suspance.

Fin da piccolo volevo cantare ma poi alla banda serviva il batterista e allora mi sono adeguato (ma sto somministrando arsenico a piccole dosi nel caffè di E*****ez e prima o poi…).

Comunque quando non sono in giro con la banda mi piace studiare sul mio strumento preferito cioè l’arpa (scherzo! la batteria!!!) ascoltare musica (strano, eh?), giocare a calcetto o a tennis, uscire con gli amici e cazzeggiare scientificamente cioè fare nightclubbing, come diceva iggy pop (san-to-su-bi-to-san-to-su-bi-to) anche se ormai, uscendo con orla, non reggo più il passo… e torno a casa cionco. Mi piace stare su internet, leggere libri e andare al cinema. Generalmente mi addormento tardi. Poi però recupero. Da quando ho finito l’università ho molto tempo libero che adopero… adopero…. adopero? Mah!

Ho l’asma come Che guevara (wow!).
Sono tifoso della Fiorentina come Zeffirelli (bleagh!).
Amo Dylan come Patti Smith (ah!).
E Woody Allen dove lo mettiamo? Eh?
Bah…

NOME
Carlo Cantini
STRUMENTO
Preproduzione
COMPLEANNO
23 novembre
EMAIL
[email protected]

La mia storia ha origine nel mitico 1969. Già nel 1970 ballavo nel box con la radio di sottofondo. Da allora ho devastato e giocato con ogni tipo di oggetto. Gli ingredienti per essere fonico c’erano tutti: passione per la musica e curiosità morbosa.

L’avventura nasce così:
ero studente universitario,ma imparavo solo a giocare a carte.
Poi passa Jeppe (amico fraterno nonchè personaggio fiorentino), e mi coinvolge prima nel corso per fonico, poi nel “Love recording studio".
Home studio dalle vibes positive.

Passa il tempo… Registrazioni… Concerti…
Una situazione coinvolge l’altra.

Poi l’incontro con Finaz…
Finaz mi presenta a Erriquez…
Erriquez mi presenta agli altri…
Stupisco con suoni incredibili…
Si completa la Banda!

Ciao ciao

NOME
Jose Ramon Caravallo Armas
STRUMENTO
Percussioni, tromba e voci
EMAIL
[email protected]

Jose Ramon Caravallo Armas nasce a Ciego de Avila (Moron) e si diploma al conservatorio Amedeo Roldan. A Cuba fa parte di grossi gruppi internazionali. Dal 1994 si trasferisce in Italia con il gruppo Aguere. Suona successivamente con diversi gruppi: Yemaya, Adrenalina, Fiebre Latina. Lavora per diverse trasmissioni alla RAI ed a Mediaset. Partecipa alle riprese di alcuni film. Dal 2000 fa parte del famoso gruppo Havana City di cui è cantante solista oltre che trombonista. Nel 2001-2002 è in tour con il gruppo di Daniele Silvestri. È con la Bandabardò da Aprile 2003 e ha partecipato alla registrazione dell’ultimo album della Banda in modo decisivo.

(www.bandabardò.it)

DISCOGRAFIA

IL CIRCO MANGIONE

Anno: 1996
Supporto: CD – MC
Etichetta: Cockney Music
(etichetta nata con e per la banda)
con distribuzione Flying Records
Durata: 46:44

INIZIALI BI’ BI’

Anno: 1998
Supporto: CD
Etichetta: BMG Ricordi S.p.a
Durata: 61:19

BARBARO TOUR (LIVE)

Anno: 1999
Supporto: CD
Etichetta: BMG Ricordi S.p.a
Durata: 20:26

MOJITO FOOTBALL CLUB

Anno: 2000
Supporto: CD
Etichetta: Ricordi
Durata: 46:31

SE MI RILASSO…COLLASSO (LIVE)

Anno: 2001
Supporto: CD
Etichetta: Danny Rose/Venus
Durata: 76:19

BONDO! BONDO!

Anno: 2002
Supporto: CD
Etichetta: Danny Rose/Venus
Durata: 52:56

TRE PASSI AVANTI

Anno: 2004
Supporto: CD
Etichetta: Danny Rose/Venus
Durata: 53:29


Ci sono un sacco di bellissime canzoni che io letteralmente adoro della Bandabardò, come adesempio Se mi rilasso…collasso, W Fernandez, Disegnata, Povera Consuelo, 20 bottiglie di vino, Sette sono i re, Non sarai mai, e tantissime altre. La Bandabardò è un gruppo eclettico e versatile che riesce a farti riflettere, sorridere e scatenare al tempo stesso al ritmo della loro bellissima e trascinante musica.




Little Miss Sunshine

REGIA: Jonathan Dayton, Valerie Faris
CAST: Steve Carrell, Tony Colette, Greg Kinnear, Alan Arkin, Abigail Breslin, Paul Dano, Bryan Cranston
ANNO: 2006

TRAMA:

La sgangherata famiglia degli Hoover è costretta ad attraversare l’America, da Abuquerque in California per far partecipare la piccola Olive al concorso di bellezza dedicato alle bambine, Piccola Miss California. Ovviamente in questo viaggio non mancheranno le situazioni tragicomiche ma ciascun personaggio riuscirà a trovare e ritrovare, prima se stesso e poi gli altri.



ANALISI PERSONALE

Little Miss Sunshine è un bellissimo, divertentissimo, simpaticissimo e allo stesso tempo fresco e delicato road-movie che da sul comico. E’ anche, e direi soprattutto, un film corale dato che i personaggi protagonisti sono sei, tutti importanti, tutti ben caratterizzati e delineati, tutti con una propria particolarità.

Abbiamo il capofamiglia Richard (interpretato da Greg Kinnear), fissato con un programma da lui ideato, costituito da 9 punti, su come essere un vincente e imparare a non essere più perdenti. Richard è talmente fissato con questo programma che tenta di inculcarlo anche alla sua famiglia soprattutto alla piccola Olive e che ogni cinque minuti, anche durante il viaggio tenta di contattare un certo Sten Grossman (interpretato da Bryan Cranston) per farsi pubblicare il famoso programma. Richard è un personaggio buffo, con quei suoi pantaloncini e i calzini bianchi, che non si accorge di essere egli stesso un perdente, ma che alla fine si riscatta alla grande, riuscendo a capire che i veri perdenti sono quelli che non si “buttano” mai, che non ci provano.

C’è poi sua moglie Sheryl, (interpretata da Tony Colette) che tenta in tutte le maniere di rendere la sua casa e la sua famiglia, il più normali possibili, non riuscendoci ovviamente e divenendo a tratti isterica. Fuma una sigaretta dietro l’altra e pretende maggiore serietà da suo marito sia nel modo di condurre gli affari che nel modo di educare i figli. In realtà lei è al suo secondo matrimonio e ha un figlio, Dwayne, nato dal primo matrimonio che le da non pochi problemi.

Dwayne (interpretato da Paul Dauno), è un ragazzo molto problematico, adolescente fissato con Nietszche, ha fatto un voto di silenzio perché il suo sogno è quello di entrare in aeronautica e fino a quando non ci riuscirà ha deciso di tacere e di comunicare solo tramite un block-notes. Lui era il più restio a intraprendere il viaggio, ma alla fine sarà forse quello che ne avrà guadagnato di più.

Edwin (interpretato da Alan Arkin) è il padre di Richard, un vecchietto arzillo cocainomane fissato col sesso e con le donne che rimpiange la sua permanenza a Villa Tramonto, casa di riposo dalla quale è stato scacciato perché scoperto a sniffare cocaina. Il nonno è forse il personaggio più dissacratorio e più simpatico dei sei, sono le sue le battute più forti e divertenti, basti pensare a quando nel furgone insiste col giovane Dwayne consigliandoli di farsi più donne possibili.

Frank (interpretato da Steve Carrell), il fratello di Sharyl è il più eminente studioso americano di Proust nonché suicida fallito a causa di una delusione d’amore (gay tra l’altro) e del fatto di essere stato cacciato dal suo college in seguito a comportamenti non proprio ortodossi dopo aver scoperto il tradimento del suo amato con Larry, un suo rivale che ha vinto una borsa di studio di 500.000 dollari ed è stato nominato il miglior studioso di Proust al suo posto. Frank verrà affiancato sempre da Dwayne, perché i medici hanno consigliato a Sheryl di non lasciare mai suo fratello da solo, e i due insieme capiranno molte cose.

Infine, la piccola Olive (interpretata dalla graziosissima Abigail Breslin, candidata persino agli Oscar), è una piccola e deliziosa bambina di sette anni che sogna di diventare una miss e che guarda tutti i giorni cassette di premiazioni e concorsi di bellezza. Si allena ogni giorno con suo nonno che le insegna le mosse del balletto che dovrà inscenare al concorso di Little Miss California. Quando scopre di esservi stata ammessa, la sua felicità è immensa, comincia a correre come una matta per casa, preparando le valigie in un battibaleno e urlano: Ho vinto! Ho vinto!, mentre i suoi genitori litigano sul come e quando portare la piccola in California.



Alla fine decidono di partire tutti insieme col furgone Volkswagen giallo sole che durante il viaggio darà non pochi problemi: si romperà la frizione, si bloccherà il clacson, si sradicherà lo sportello e via dicendo. Non mancheranno neanche le situazioni tragiche, che però grazie alla forza di volontà dell’intera famiglia si risolveranno nel migliore dei modi. Ad esempio, il povero Edwin, durante il pernottamento in motel, morirà a causa di un’overdose da cocaina. Richard, una volta in ospedale, chiede se cortesemente possono andare al concorso e tornare a prendere la salma, ma gli viene detto che non si possono abbandonare così i familiari e allora con uno stratagemma intelligentissimo quanto strampalato, decide che per nulla al mondo toglierà a sua figlia la gioia di partecipare al concorso, soprattutto tenendo conto che suo padre l’aveva aiutata tantissimo e ne sarebbe stato più che orgoglioso. Lui e Sheryl allora impacchettano il cadavere di Edwin e lo passano attraverso la finestra a Frank e Dwayne che lo caricano poi nel bagagliaio del furgoncino. Durante il viaggio verso la California però, si rompe appunto il clacson, causano non pochi fastidi e vengono fermati da un poliziotto in moto che vedendo un po’ di agitazione in Richard gli intima di aprire il portabagagli. Per fortuna, precedentemente Edwin aveva chiesto a Frank di comprare delle riviste porno e qualcosa “per voi gay”, e il poliziotto aprendo il bagagliaio trova come prima cosa quelle, credendo che l’agitazione di Richard fosse dovuta al fatto di detenere materiale pornografico. I nostri eroi, insomma, si salvano ancora una volta in modo farsesco e divertentissimo.

Alla fine riescono ad arrivare al luogo prestabilito con quattro minuti di ritardo, rischiando di perdere il concorso. Qui veniamo posti di fronte ad una realtà sconcertante, miriadi di bambine che non sembrano neanche bambine, ma donne in miniatura, quasi bambole, così vestite e truccate da parere quasi donnine di strada, trofei di madri insoddisfatte della propria vita che riversano i propri fallimenti su povere bambine costrette a sfilare come se fossero dei giocattoli. La nostra Olive però, si contraddistingue per arguzia, intelligenza ed originalità. Lei è l’unica ad andare sul palco con la consueta coda di cavallo e gli occhialoni, struccata e con un costumino rosso che accentua il suo pancino da bambina. Lei è l’unica che non si vergogna di essere come è e che alla fine ci regala un numero a dir poco esilarante, che mi ha strappato tantissimi sorrisi e persino un applauso. Un numero che ha in sé, tutta l’essenza del nonno Edwin che gliel’ha insegnato. Uno spogliarello sulle note di Superfreak di Rick James. In sala le ragazzine e le mamme, scapperanno inorridite e l’organizzatrice spocchiosa ed odiosa del concorso tenterà in tutti i modi di scacciare Olive dal palco, ma Richard e il resto della famiglia glielo impediranno, salendo sul palco con Olive ed esibendosi a loro volta in un balletto esilarante.
Alla fine tutti si saranno ritrovati e avranno trovato anche una pace interiore, soprattutto Dwayne che durante il viaggio scopre di essere daltonico e di non poter entrare quindi in aeronautica. Questa scoperta lo porta ad urlare come un ossesso e a riutilizzare la parola, ma soprattutto lo rende consapevole del fatto che nella vita si può andare avanti anche se non si è perfetti.

Insomma, si sarà capito che ho adorato questo film dall’inizio alla fine, l’ho visto almeno cinque volte e non mi sono mai annoiata, potrei vederlo anche altre cinque tessendone le lodi come ho fatto fin’ora. Non si può non apprezzare la regia frizzante, la sceneggiatura originale, la recitazione perfetta, la colonna sonora fresca e delicata e l’ambientazione (soprattutto il mitico e sgangherato furgoncino). Little Miss Sunshine è una commedia seria, che ci mostra la vera famiglia americana, non quella tutta staccionate e villette, e che ci mostra soprattutto il vero spirito che tiene uniti dei familiari in difficoltà e delle persone che si vogliono bene. Non sarà di certo un capolavoro, si tratta infatti di un’opera prima dei coniugi che di solito giravano spot pubblicitari, ma è di sicuro una delle scoperte migliori del 2006 che promette di sicuro altre sorprese. La sua bellezza è stata notata anche agli oscar, dove è stato candidato tra i migliori film e al Sydney Film Festival, dove ha persino vinto. Io lo consiglio vivamente a tutti!!!

 
Regia: 8
Recitazione: 8
Sceneggiatura: 8
Fotografia: 8
Colonna sonora: 8
Ambientazione: 8
Voto finale: 8

 


CITAZIONE DEL GIORNO

Fermi, potrebbe essere pericoloso, vada avanti lei. (Marty Feldman in "Frankenstein Junior")


LOCANDINA

Friends

Quando si parla di telefilm non si può fare a meno di citare l’ormai mitico e patinato Friends, che ha segnato nel bene e nel male il modo di fare sit-com, dalla sua uscita in poi. Friends è un telefilm corale, con sei amici che ne passano di tutti i colori ma che si vogliono sempre bene, con storie d’amore che si intrecciano, tradimenti, matrimoni e quant’altro. Tutto questo farebbe pensare a qualcosa di simile a quei teleiflm per teen-ager stile Beverly Hills o Dawson’s creek (che secondo me ciascuno di noi ha guardato almeno una volta nella vita), ma in realtà non è affatto così. Friends è un telefilm divertentissimo ed esilarante, con battute originialissime e situazioni al limite del ridicolo che fanno ridere a più non posso. Friends è la storia della vita di sei amici, tre donne e tre uomini, che condividono gli aspetti positivi e quelli negativi della vita, che si divertono a passare le giornate al loro bar preferito, il Central Perk, e a prendersi in giro tra loro.
Abbiamo Rachel, viziata e alquanto incompentente in quasi tutto, Phoebe un pò fuori dalle righe che strimpella motivetti assurdi con la sua chitarra, Monica maniaca delle pulizie ed ex obesa ora cuoca, Joey attore di soap e spot un pò imbranato, Ross paleontologo sfigatissimo con le donne che colleziona matrimoni e successivi divorzi e Chandler il jolly della compagnia di cui non si riesce mai bene a capire la professione. Tra di loro nasceranno delle storie d’amore come quella che è un pò il filo portante del telefilm tra Ross e Rachel o quella tra Monica e Chandler che si sposeranno e non si lasceranno mai.
Il mio personaggio preferito in assoluto è sicuramente Chandler, mi è sempre piacuto sin dalla prima puntata, è lui il più ironico, il più sarcastico, quello che fa le battute più divertenti e che fa ridere di più. Subito dopo di lui metterei a pari merito la coppia di strambaloni più strambaloni mai visti in tv e cioè Phoebe e Joey che sono a dir poco sconcertanti per la loro quasi estraneità alla normalità. Mi piacciono molto anche i fratelli Ross e Monica davvero molto esilaranti anche loro. L’unica che non sono mai riuscita a farmi andare giù è Rachel, nonostante ci abbia provato varie volte.

Friends è stata una delle più popolari serie televisive statunitensi degli ultimi anni. Racconta la vita di sei amici che vivono nel Greenwich Village a New York. La serie è stata prodotta dalla Warner Bros e trasmessa dal canale televisivo statunitense  NBC. I creatori sono Marta Kauffman, David Crane e Kevin Bright (Bright-Kauffman-Crane Productions    ).

Il primo episodio è andato in onda sulla NBC il 22 settembre 1994 e l’ultimo il 6 maggio 2004. In Italia è stato trasmesso sulle reti RAI (Raitre e Raidue) tra il 1997 e il 2005, successivamente replicato dal canale satellitare Fox a partire dall’ottobre 2004. Ogni stagione è composta, in media, da 24 episodi di circa 22 minuti, per un totale di 236 episodi. Nella versione originale alcuni episodi durano più di 22 minuti ma sono stati ridotti a 22 minuti nella versione italiana.

Una delle caratteristiche della serie (ormai di tutte le situation comedy americane) è che in molte occasioni il pubblico ha assistito allo show dal vivo, e le sue reazioni (le risate, gli applausi, ecc…) sono state registrate e inserite poi nel montaggio definitivo prima della messa in onda. Nel doppiaggio italiano, invece, le risate sono state preregistrate e gli applausi sono stati cancellati (come si può desumere da una visione comparativa dell’audio originale inglese e di quello italiano grazie all’edizione in DVD della serie). In molte occasioni, infatti, il pubblico in sala ha reagito con grande entusiasmo, e persino urla ed incitamenti aperti, a quanto avveniva sullo stage: ad esempio quando hanno fatto la loro comparsa in qualità di guest star attori del calibro di Bruce Willis e Brad Pitt.

PERSONAGGI

MONICA (Courteney Cox Arquette)


RACHEL (Jennifer Aniston)


PHOEBE (Lisa Kudrow)

CHANDLER (Matthew Perry)

JOEY (Matt LeBlanc)



ROSS (David Schwimmer)


I personaggi di Friends hanno una forte caratterizzazione. Le manie e i comportamenti a volte sono davvero paradossali e stereotipati.

  • Rachel Green appare, soprattutto nei primi episodi, come una ragazza molto agiata e viziata, incapace di eseguire semplici mansioni. Per voglia di indipendenza e necessità lavorerà come cameriera in un bar frequentato sia da lei che dai suoi amici. Amante della moda, riuscirà poi a fondere questa sua passione con un lavoro ben retribuito in vari negozi d’abbigliamento fino ad arrivare alla corte di importanti stilisti.
  • Monica Geller invece appare come una maniaca dell’ordine e della pulizia, incline alla competizione ed ostile alla sconfitta. Adulta è una ragazza filiforme, ma da adolescente era obesa, la sua passione culinaria l’ha resa adesso una cuoca apprezzata.
  • Phoebe Buffay viene, spesso forzatamente ai limiti della credibilità, rappresentata come una persona completamente fuori dagli schemi. Vegetariana, segnata da una infanzia drammatica, lavora come massaggiatrice e si diletta a cantare canzoni non-sense accompagnata dalla chitarra nel Central Perk, il bar frequentato spesso dai 6 amici. A volte crede di essere sensitiva, e ha una sorella gemella con cui non ha nessun rapporto. È sempre alla ricerca delle sue origini, in quanto non ha mai conosciuto la vera identità del padre.
  • Ross Geller è un geek, appassionato paleontologo, cade in situazioni surreali soprattutto nei rapporti amorosi: è reduce da tre divorzi, uno più paradossale dell’altro, e padre di due bambini.
  • Chandler Bing è il personaggio dalle battute più ciniche e sarcastiche, lavora nel suo grigio mondo dei consulenti ed analisti. Odia il giorno del ringraziamento a causa del padre che si è dichiarato gay ad una festa del ringraziamento, e vive in conflittualità con la madre che è scrittrice di romanzi a sfondo erotico.
  • Joey Tribbiani è un pseudo-attore di soap opera e spot pubblicitari, dalla fame proverbiale e caratterizzato da una ottusità surreale, che porta spesso nel telefilm a gag esilaranti. Ha parecchio successo con le donne, ma le sue relazioni sono senza un serio coinvolgimento sentimentale.

Friends è una commedia prevalentemente incentrata sui rapporti e sfortune amorose dei sei amici. Uno dei tanti motivi del successo di Friends è la capacità di aver toccato temi considerati prima d’ora inappropriati in una serie televisiva come l’omosessualità, delle mamme in affitto, della pornografia o della sessualità in maniera semplice e non volgare. Questo stile narrativo è stato poi adottato da altre serie televisive più recenti, ridisegnando il concetto di sit-com. Inoltre la travagliata ed altalenante storia d’amore tra due personaggi, ovvero tra Ross Geller e Rachel Green è una delle colonne portanti della serie. Alla fine della settima serie, in più, Monica Geller e Chandler Bing si sposano senza mai lasciarsi.

Rachel Green convive con Monica Geller, le due ragazze sono amiche fin dai tempi del liceo. Sul loro stesso pianerottolo, esattamente di fronte, c’è l’appartamento di Chandler Bing e Joey Tribbiani.

Ross Geller e Monica Geller sono fratelli. Ross e Chandler sono amici fin da quando erano compagni di stanza al college.

Phoebe Buffay invece è amica di vecchia data di Monica Geller e 3 anni prima che arrivasse Rachel divideva l’appartamento con Monica.

Per quanto diverso da una soap-opera, in tutta la serie capita che alcuni amici si innamorano l’uno dell’altro, o del partner di uno degli amici stessi. La serie si chiude con due coppie tra i sei giovani, ovvero Monica e Chandler e Rachel e Ross. Phoebe si sposa con Mike Hannigan, un ragazzo conosciuto grazie a Joey nella 9^ stagione.

In una puntata del telefilm, si scopre che Phoebe da ragazza ha rapinato Ross.

Il telefilm si svolge a New York (ma è girato a Los Angeles, negli studi della Warner Bros (3rd Street, Teatro 24)) prevalentemente in 5 location in studio: i 4 appartamenti di Monica (e Rachel/Chandler), Joey (e Chandler/Rachel), Ross (che cambia appartamento nel corso della serie) e Phoebe e il bar frequentato, chiamato Central Perk. Alcune puntate invece sono state girate in esterno a Londra, un modo per ringraziare i tanti fan inglesi della serie americana. Altre location importanti ai fini degli sviluppi della serie sono state Las Vegas e le Barbados.

Data la fama internazionale che anno dopo anno la serie accumulava, tantissimi attori, cantanti e top-model e personaggi famosi hanno voluto partecipare ad una o più puntate come guest star, sia interpretando personaggi di fantasia, sia loro stessi. Si possono citare, fra i tanti, Susan Sarandon, Julia Roberts, Robin Williams, Winona Ryder, Danny DeVito, Helen Hunt, Sean Penn, Brad Pitt, Gary Oldman, Billy Crystal, Hugh Laurie, Dakota Fanning, George Clooney, Tom Selleck, Ben Stiller, Bruce Willis, Kathleen Turner, Brooke Shields, Noah Wyle, Isabella Rossellini, Elle Macpherson, Chris Isaak, Charlton Heston, Ralph Lauren, Sarah Ferguson, Jay Leno, Charlie Sheen, Jean-Claude Van Damme, David Arquette, Rebecca Romijn, Reese Witherspoon, Christina Applegate, Alec Baldwin, Freddie Prinze Jr., Jeff Goldblum.



  • Il tema musicale di apertura è "I’ll Be There For You" dei Rembrandts che grazie al successo di Friends nel 1995 restò in cima alle classifiche per diverse settimane.
  • Courtney Cox era stata originariamente scelta per il ruolo di Rachel, ma rifiutò la parte per avere quella di Monica perché la sua personalità era più adatta a quel ruolo, a Jennifer Aniston a sua volta venne offerto il ruolo di Monica ma rifiutò per avere quello di Rachel per lo stesso motivo della Cox.
  • Il cast era noto per la forte unione dei suoi membri, infatti hanno richiesto che venissero tutti nominati per la stessa categoria di Award (Supporting Actor) o per niente. Chiesero anche di avere un salario collettivo uguale per tutti che arrivò per l’ultima stagione ad 1 milione di dollari a puntata per ciascuno di loro.[citazione necessaria]
  • Il personaggio di Ursula (Gemella di Phoebe) all’inizio veniva interpretato da Lisa KudrowFriends che nella sit-com americana Innamorati pazzi. contemporaneamente sia In
  • Gunther è innamorato di Rachel da sempre e per tutta la serie il suo amore per lei rimane segreto fino all’ ultimo episodio.
  • Ross si sposa tre volte durante il corso della serie e ogni suo matrimonio finisce con un divorzio.
  • Nella 3^ stagione Ross e Rachel si prendono una pausa dal loro rapporto, ma Ross la notte stessa va a letto con una ragazza di nome Chloe e quindi quando Rachel lo scopre lo lascia. Negli episodi e serie successive spesso i ragazzi fanno battute o riferimenti al riguardo (nella versione originale The One We were on a break thing) ma nella versione italiana non si capisce quasi mai a cosa si stanno riferendo i personaggi per colpa dello scompiglio nel discorso creato in fase di adattamento.
  • Nessuno dei personaggi della serie sa mai dire che lavoro fa Chandler, infatti nella 4^ stagione Rachel e Monica perdono al gioco il loro appartamento non riuscendo a rispondere alla domanda del quiz di Ross: "Che lavoro fa Chandler?". Solo nella 9^ stagione quando Chandler decide di lasciare il lavoro per fare qualcosa nella vita che gli piace davvero, Monica apprende finalmente che lavoro faceva.
  • Spesso durante la serie viene messa in dubbio la sessualità di Chandler accusandolo spesso di essere gay, e nella settima stagione Ross rivela a Monica che al college Chandler baciò incidentalmente un uomo una sera in un bar ad Atlantic City scambiandolo per una bella ragazza.
  • Negli USA Friends ebbe un grosso impatto sulla cultura popolare per esempio l’uso della parola So al posto di Very e Really e soprattutto il taglio di capelli usato da Rachel nelle prime 3 stagioni venne copiato da migliaia di ragazze statunitensi e inoltre la battutta d’apertura di Joey per rimorchiare una donna: How You doin’? ora viene spesso usata negli USA come saluto.
  • Il palazzo in cui vivono i ragazzi si trova a New York nel Greenwich Village più precisamente all’incrocio tra Grove st. e Bedford st.
(www.wikipedia.it)


Devo ammettere che non l’ho mai seguito attentamente e non ho mai visto per intero tutte e dieci le serie, ma ogni volta che ho potuto non me lo sono mai lasciato scappare. Per me indimenticabili rimangono comunque le primissime serie in cui Joey e Chandler vivevano nell’appartamento di fronte a quello di Monica. Le risate erano assicurate, insieme ne hanno combinate di tutti i colori, per me la loro è la vera coppiata vincente del telefilm!

Ricomincio da capo – Il giorno della marmotta

REGIA: Harold Ramis
CAST: Bill Murray, Andie MacDowell
ANNO: 1993

TRAMA:

Phil Connors è un affermato metereologo che  ogni anno viene mandato in Punxsutanwey in Pennsylvania per fare il solito servizio sul giorno della marmotta, una sorta di festa di paese che si tiene il 2 febbraio nella quale a seconda dei movimenti della marmotta ci si rende conto se l’inverno durerà altre sei settimane o meno. Per Phil però non saranno tutte rose e fiori, dato che verrà intrappolato in una sorta di gabbia temporale che lo costringerà a rivivere sempre lo stesso giorno, sempre il 2 febbraio senza possibilità di scampo…

 


ANALISI PERSONALE

Il giorno della marmotta è un film fresco, carino, divertente ed esilarante in alcuni punti. Mi ci sono accostata per la passione che ho nei confronti dell’istrionico e simpaticissimo Bill Murray di cui ho avuto modo di apprezzare l’estrema ironia e autoironia, il sarcasmo e il cipiglio intelligente e furbo.

Il giorno della marmotta è anche, se vogliamo proprio dirla tutta, una commedia sentimentale con tanto di happy end con i due protagonisti più innamorati che mai. Ma la cosa carina è che tutto questo passa in secondo piano se ci concentriamo sulle avventure e disavventure del povero Phil costretto a rifare le spessissime cose giorno dopo giorno, a incontrare la stessa gente che gli dice sempre le stesse cose, a rifare il servizio sulla marmotta, a svegliarsi incessantemente sulle note di I’ve got you babe di Sonny & Cher e così via…

I momenti divertenti, le gag, le situazioni esilaranti sono all’ordine del giorno (è proprio il caso di dirlo in relazione a questo film), come ad esempio l’incontro con il vecchio compagno di studi che immancabilmente fa cadere Phil in una pozzanghera, o i tentativi di Phil di conquistare varie donne avendone conosciuto giorno dopo giorno i gusti, le preferenze e via dicendo, o gli altrettanti vari tentativi di suicidio una volta che la situazione ripetitiva e asfissiante diviene insopportabile per il povero Phil che riesce a fare tutto ma proprio tutto nel suo infinito 2 febbraio tranne conquistare la donna dei suoi sogni, la bella collega Rita (interpretata dalla sempre bella e raffinata Andie MacDowell).


Dicevo che Phil riesce a fare tutto proprio perché nel ripetersi incessante del giorno della marmotta ne combina di tutti i colori, di cotte e di crude, in negativo e in positivo. Riesce a fare del bene, salvando persone in pericolo, aiutando vecchietti e via dicendo, ma ne combina delle grosse rubando dei soldi, conquistando “meschinamente” delle donne, trattando male i suoi colleghi e collaboratori.

Alla fine, disperato, Phil confesserà il suo strambo segreto all’amata Rita che inizialmente non gli crederà, come farebbe ognuno di noi (penso), ma che poi gli farà compagnia per una notte intera giocando a carte per riuscire a capire il meccanismo di questa gabbia temporale. Ovviamente il tentativo fallisce e Rita si sveglia non ricordando assolutamente nulla del giorno precedente. Phil continuerà ogni giorno a ripeterle la sua situazione e alla fine Rita gli consiglierà di utilizzare questo suo tempo infinito per fare del bene. Phil accetta il consiglio ma si rende ben presto conto che è praticamente quasi impossibile riuscire ad aiutare tutti, anche se ci prova con tutte le forze. L’unica cosa che gli riesce di fare, di certo non egregiamente, ma almeno sufficientemente, è quella di migliorare se stesso, di smussare il suo cinismo e la sua strafottenza, divenendo in questo modo un personaggio molto amato di Punxsutanwey. Pian piano Phil si renderà conto che essere amato è molto più appagante e più soddisfacente che fare l’arrogante a tutti i costi per risultare più interessante. Una volta capito questo e una volta riuscito a far innamorare di se la bella Rita, l’incantesimo si spezzerà e Phil potrà finalmente vedere il 3 febbraio. L’amore tra i due giornalisti è ormai sbocciato e insieme decidono persino di rimanere nell’amena cittadina che tanto gli ha dato e che tanto gli può ancora dare.

 

Certamente Il giorno della marmotta non è un film memorabile né tantomeno un capolavoro o qualcosa che si può avvicinare ad esso, ma è di sicuro un film godibilissimo che strappa numerosi sorrisi e che non lascia affatto delusi. È davvero povero di melassa e di scontatezze ed è divertente, simpatico, intelligente ed originale.

 

CURIOSITA’ (tratte da Wikipedia)

  • Il film si basa su una ricorrenza che viene realmente celebrata negli Usa, il giorno della marmotta.
  • Nei paesi di lingua inglese, il titolo orginale del film ("Groundhog Day") è diventato un’espressione comune per indicare un giorno noioso e ripetitivo.
  • Bill Murray per ben due volte è stato morsicato dalla marmotta Phil, durante le riprese del film.
  • La pellicola non è stata girata a Punxsutawney, troppo distante da strade statali e dunque difficilmente accessibile da parte della troupe, bensì nella vicina cittadina di Woodstock, nell’Illinois.
  • Nel punto dove Phil Connors inciampa continuamente in una pozzanghera è stata collocata una targhetta che dice "Bill Murray è inciampato qui"!
  • Per il ruolo di Phil Connors il regista aveva scelto Tom Hanks, poi scartato perché "troppo carino".
  • Bill Murray e il regista Harold Ramis sono stati insigniti del titolo onorario di "grandi cerimonieri" del giorno della marmotta.
  • L’idea di base è stata ripresa nel film di Antonio Albanese È già ieri (2003).

 

Regia: 6,5
Recitazione: 7,5
Sceneggiatura: 7
Fotografia: 6
Colonna sonora: 6,5
Ambientazione:
7
Voto finale: 6,5

 


CITAZIONE DEL GIORNO

Ti vesti come uno che compra preservativi per la mafia. (da "Ripley’s game")


LOCANDINA

Hardold e Maude

REGIA: Hal Ashby
CAST: Bud Cort, Ruth Gordon
ANNO: 1971

TRAMA:
Harold è un diciottenne ricco, annoioato e viziato che passa le sue giornate inscenando suicidi a tutta forza forse comunicando un sentimento di noia verso la vita. Maude è un’ottantenne arzilla, scapestrata e simpaticissima che vive in un vagone e passa le sue giornate allegramente assaporando ogni istante della vita. Il loro incontro (ad un funerale) sarà foriero di situazioni divertenti, ma anche di momenti profondi e intensi, nascerà l’amore e Harold imparerà finalmente ad apprezzare la vita.

 


ANALISI PERSONALE

Un film comico? Harold e Maude. Un film d’amore? Harold e Maude. Un film d’avventura? Hardld e Maude. Un film drammatico? Hardld e Maude. Un film grottesco? Hardld e Maude.

Harold e Maude è tutto questo, e lo è in un modo sublime e delicatissimo che fa passare tutto il tempo della sua durata in maniera spensierata ma anche impegnata, facendoci riflettere su vari aspetti che a primo acchito possono parere scontati ma che molto spesso vengono dimenticati o comunque mal interpretati. Possiamo notare, seppur con una dose di esagerazione a mio parere voluta, che è proprio vero quello che si dice e cioè che l’amore non ha età, l’amore inteso in senso lato, l’amore per gli uomini, per la natura, per la vita stessa. Ho apprezzato molto questo film proprio perché tali argomenti che potrebbero indurre a pensare che si tratti del solito film romanticone-drammatico su un amore impossibile e osteggiato da tutti, sono invece trattati in maniera fresca, divertente, interessantissima.

Il film comincia all’interno della fastosissima e bellissima casa di Harold (interpretato da un perfetto Bud Cort espressivissimo e simpaticissimo in ogni sua movenza) che vediamo salire su una sedia in procinto di suicidarsi. La scena è di forte impatto proprio perché all’inizio non siamo a conoscenza del fatto che Harold si “suicida” per divertimento e forse anche per attirare l’attezione, poi iniziamo ad intuire qualcosa quando sua madre entra in casa e non fa una piega, anzi rimprovera seccata il suo strambo figliolo. Un altro personaggio molto ben caratterizzato e divertentissimo del film è proprio la madre di Harold che cerca in tutti i modi di sistemarlo propinandoli incontri con ragazze da fidanzare e sposare. Puntualmente Harold, anche prima di innamorarsi dell’attempata Maude (interpretata dalla fantastica e splendida sempreverde Ruth Gordon), inscena dei suicidi coi fiocchi tutti uno più divertente dell’altro, che mi lasciavano col sorriso sulle labbra anche dopo un bel po’.



Ma il cinismo, la noia, l’indifferenza di Harold scompaiono il giorno stesso in cui fa la sconoscenza di Maude, che è solita andare a “fare presenza” ai funerali altrui. Maude è un’ottantenne amante della vita a dismisura, che si diverte e scarrozzare con la sua auto per la città, che raccoglie fiori, che salva gli alberi da morte sicura, che fa passeggiate nei campi, che balla e canta all’interno del suo vagone in puro stile vintage (a dir poco adorabile), che, insomma, si diverte come una matta nonostante l’età e al contrario del giovanissimo Harold che appare, nonostante i suoi 18 anni, il vero vecchio del film. I due si divertiranno un mondo a fare insieme le cose che prima Maude faceva da sola, indimenticabile per l’ampia dose di ironia e divertimento, è la scena nella quale i due vengono fermati da un poliziotto per guida spericolata e Maude con uno stratagemma riesce a svignarsela insieme al suo Harold.

Agente: Signora, mi dia la sua patente.
Maude: Io non credo nelle patenti.

Alla fine ci sarà un triste (?) epilogo proprio perché Maude, ormai anziana per continuare a mantenere un certo stile di vita, si sentirà molto male e verrà portata in ospedale seguita da un ansiosissimo Harold. Il finale in realtà è aperto a varie intrerpretazioni: Maude sarà morta riuscendo però nell’intento di far innamorare Harold non tanto di lei ma della vita? Oppure riuscirà a salvarsi continuando a “girare per il mondo” con il suo Harold? A dire il vero preferisco la prima ipotesi, ma anche nel secondo caso il risultato finale non deluderebbe affatto.

Il film è pieno di colori, di emozioni, di situazioni impossibili e grottesche: bellissima ad esempio la scena di sesso tra la donna anziana e il ragazzino. Le musiche sono davvero spettacolari e storiche del grande Cat Stevens, la fotografia è stupenda davvero e l’ambientazione è particolarissima, dalla maestosa casa di Harold al quasi fatiscente vagone di Maude. Inutile dire che la sceneggiatura è l’aspetto che ho più apprezzato, così leggera, fresca, semplice ma altamente comunicativa ed incisiva.

Insomma Hardld e Maude è un film che non può mancare nelle cineteche degli appassionati di cinema ed è un film consigliabile a tutti, ma proprio tutti.

 Sai, Harold, secondo me gran parte delle brutture di questo mondo viene dal fatto che della gente che è diversa permette che altra gente la consideri uguale.

Regia: 8,5
Sceneggiatura: 9,5
Recitazione: 8,5
Fotografia: 8,5
Colonna sonora: 9,5
Ambientazione: 9,5
Voto finale: 9

 


CITAZIONE DEL GIORNO

Lei: "Hai il coraggio di giurare su Dio? Ma se sei ateo!". Lui: "E’ colpa mia se siamo soli nell’universo?". (Woody Allen in ‘Harry a pezzi’)



LOCANDINA


 

 

 

 

 

Steven Spielberg

Siamo al vero e proprio maestro dell’intrattenimento puro e semplice. Nel bene e nel male Steven Spielberg è stato uno dei protagonisti assoluti nel mondo cinematografico segnandolo in maniera indelebile e regalandoci un sacco di bellissime pellicole e di contrastanti e varie emozioni a seconda del tema, dei personaggi, delle situazioni da lui di volta in volta affrontate. Ha iniziato con film d’avventura, considerati cult come Lo squalo, E.T., Indiana Jones e via dicendo che sono entrate nel guinness dei primati come record di incassi e che rimarranno nella storia del cinema per sempre, ma da Il colore viola (a mio avviso superbo) in poi si è dato anche al cinema impegnato e a quello contrassegnato da una dimensione favolistica, davvero deliziosa e delicata che mi ha fatto innamorare di quasi tutte le sue ultime pellicole. In molti gli criticano i finali lieti e un pò smielati se così vogliamo dire, ma io rispondo che nella vita non ci sono solo disgrazie, morti e finali lacrimosi, nella vita (per fortuna), c’è anche e speriamo ci sarà ancora, il graditissimo lieto fine!

Steven Allan Spielberg (Cincinnati18 dicembre 1946) è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense, di origine ebraica.

Vincitore di due premi Oscar come miglior regista, per Schindler’s List, e per Salvate il soldato Ryan, ha anche ricevuto il Leone d’Oro alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia del 1993 come riconoscimento alla carriera.

È stato tra i fondatori della Amblin Entertainment e più di recente (insieme con Jeffrey Katzenberg e David Geffen) della DreamWorks SKG, uno dei più importanti studios cinematografici di Hollywood.

Spielberg è conosciuto dagli storici del cinema come uno dei famosi movie brats che contribuirono all’inizio della New Hollywood degli anni ’70: insieme con i colleghi e amici George Lucas, Francis Ford Coppola, Martin Scorsese e Brian De Palma, Spielberg crebbe realizzando film. Ancora teenager, iniziò con i suoi amici a girare film d’avventura in 8mm (alcune scene di questi film sono stati inclusi come bonus nell’edizione DVD di Salvate il soldato Ryan).

Nel 1968, a ventidue anni, realizzò il suo primo cortometraggio destinato ad essere proiettato nelle sale, Amblin, da cui prende il nome la prima casa di produzione da lui fondata, la Amblin Entertainment.
Dopo aver diretto alcuni episodi di vari show televisivi, nel 1971 Spielberg, rifacendosi a un racconto di Richard Matheson, diresse il suo primo lungometraggio, intitolato Duel, il quale, pur essendo destinato alla Tv, fu più tardi distribuito anche nelle sale cinematografiche.  La pellicola (sceneggiata dallo stesso Matheson) è la storia di un "duello" tra un camionista ed un comune automobilista, ed è diventata nel tempo un cult, più volte riproposto in home video.


Il debutto cinematografico di Spielberg avvenne con Sugarland Express, e gli valse ottime critiche e l’opportunità di dirigere Lo squalo (1975), un horror basato sul romanzo di Peter Benchley. Il film vinse quattro Oscar ed incassò circa 470 milioni di dollari, un record per l’epoca, assicurando così un posto nella storia del cinema al regista.
Nel 1976 a Spielberg venne chiesto da Alexander Salkind di dirigere il primo film su Superman, ma il regista decise di rifiutare per dar vita ad un progetto che aveva in mente già da ragazzo, finalmente pronto ad essere realizzato, un film sugli UFO: Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977), diventato un classico della fantascienza.
Il successivo film di Spielberg fu 1941: Allarme a Hollywood, una commedia ambientata a Los AngelesPearl Harbor e interpretata dalle due stelle del Saturday Night Live Dan Aykroyd e John Belushi. Il film risultò il primo flop di Spielberg.
pochi giorni dopo l’attacco di

Ma le sue opere più importanti, Spielberg le girò a partire dagli anni ’80. Nel 1981, collaborò per la prima volta con l’amico George Lucas, reduce dal successo della saga di Guerre Stellari, per realizzare I predatori dell’Arca perduta, con Harrison Ford (che anche Lucas aveva usato nei suoi film) nel ruolo dell’archeologo-avventuriero Indiana Jones. La saga ebbe due sequel, sempre diretti da Spielberg e prodotti da Lucas, Indiana Jones e il tempio maledetto e Indiana Jones e l’ultima crociata.

Un anno dopo la prima avventura di Indiana Jones, Spielberg tornò alla sua passione per gli alieni dando vita a E.T. l’extra-terrestre, una storia di ispirazione disneyana sull’amicizia tra un ragazzo e un piccolo alieno, che tenta con il suo aiuto di tornare a casa. E.T. batté ancora una volta tutti i record d’incasso dell’epoca, rimanendo insuperato per molti anni.

Nonostante il loro grande successo, pochi critici considerarono I predatori o E.T. al livello di classici del cinema come Il Padrino o Quarto Potere. Alcuni dei film più "seri" ed impegnati del regista, come L’impero del sole e Il colore viola sono un’efficace risposta a questa sottovalutazione.

Spielberg ha provato più volte senza successo a girare una versione dal vivo della storia di Peter Pan. Nel 1991, decise di creare una propria storia oltre quella classica: Hook – Capitan uncino parla di un Peter Pan di mezz’età (interpretato da Robin Williams), che ritorna all’  Isola che non c’è per affrontare il vecchio nemico, Capitan uncino (interpretato da 
Dustin Hoffman
).


Nel 1993, Spielberg decise ancora una volta di dedicarsi ad un film d’avventura, girando l’adattamento cinematografico del romanzo di Michael Crichton Jurassic Park. Ambientato in un’isola tropicale abitata da dinosauri riportati in vita con l’ingegneria genetica, il film batté il record d’incasso di E.T. l’extra-terrestre e fu superato in questa classifica solo dal  Titanic di James Cameron).

Fu in quello stesso anno che Spielberg si guadagnò finalmente la considerazione di regista maturo anche dalla critica, grazie a Schindler’s List. Basato sulla storia vera di Oskar Schindler, un ricco industriale tedesco che sacrificò tutto pur di salvare più ebrei possibile durante l’Olocausto, il film gli valse il suo primo Oscar come miglior regista, e vinse anche il premio come miglior film.

Nel 2001, Spielberg diresse un film basato sull’ultimo progetto del collega ed amico Stanley Kubrick, A.I. – Intelligenza Artificiale, un progetto che Kubrick aveva pianificato per anni ma che non era riuscito a mettere in produzione prima della morte. La storia futuristica di un androide in cerca d’amore si avvale di effetti speciali innovativi, ma sfortunatamente il film non si rivelò un blockbuster come Spielberg aveva sperato.

In seguito, Spielberg tornò nuovamente al successo grazie ad un nuovo film di fantascienza, Minority Report (2002), basato su un romanzo di Philip K. Dick e interpretato da Tom Cruise nel ruolo di un poliziotto del futuro in fuga dal proprio avvenire. Prova a prendermi (sempre del 2002) fu invece basato sulla storia vera di Frank W. Abagnale Jr., un truffatore che riuscì a vivere spacciandosi per pilota d’aereo, medico ed avvocato, con Leonardo Di Caprio e Tom Hanks.

Nel 2004, Spielberg utilizzò ancora Hanks per The Terminal, un film liberamente ispirato alla storia del rifugiato iraniano Mehran Nasseri, che dal 1988 vive bloccato nel terminal 1 dell’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi. Spielberg ha spostato la storia a New York, e Hanks è diventato un abitante dell’Est-Europa.

Il film successivo segnò il ritorno di Spielberg al genere che gli diede buona parte della sua fama, la fantascienza. La guerra dei mondi, tratto dall’omonimo classico di Herbert George Wells e del quale già nel 1953 era stato tratto un film di successo, ha avuto un budget di 200 milioni di dollari e fu interpretato da Tom Cruise e Miranda Otto. Inizialmente il film avrebbe dovuto essere girato nel 2006, ma lo slittamento dei progetti di Spielberg (    Munich), e Cruise (Mission: Impossible III) ne fece anticipare le riprese.


Il giorno stesso dell’uscita mondiale del film Spielberg iniziò le riprese del lavoro successivo, Munich, pellicola sui tragici eventi del Settembre Nero, a partire dalla tragedia del massacro di Monaco, il drammatico assassinio di 11 atleti israeliani alle Olimpiadi estive di Monaco 1972 e la successiva vendetta del governo israeliano. Il film è basato sulla sceneggiatura adattata dal vincitore del Premio Pulitzer Tony Kushner, insieme a Eric Roth, dal libro-inchiesta Vendetta (Vengeance: The True Story of an Israeli Counter-Terrorist Team), del giornalista canadese George Jonas. Il film è stato acclamato dalla critica come uno dei suoi film più maturi e ha ricevuto 5 nomination all’ Oscar, ma non ha ottenuto nessuna delle prestigiose statuette. Colpa forse delle numerose polemiche sorte intorno al film all’interno della stessa comunità ebraica.

I progetti futuri di Spielberg includono un film su Abramo Lincoln, con Liam Neeson nel ruolo del protagonista, e Indiana Jones 4, entrambi previsti, salvo imprevisti, per il 2007.


Spielberg produsse (senza dirigere) un considerevole numero di film e cartoni animati, di cui è sempre stato un amante. Può essere considerato lo scopritore di Robert Zemeckis, e fu produttore dello serie di cartoon Tiny Toon Adventures, Animaniacs, Pinky and the Brain, Freakazoid.

Fondò la Dreamworks SKG insieme con Jeffrey Katzenberg e David Geffen (che compongono le altre lettere del nome della compagnia), che produsse tutti i suoi film a a partire da "Amistad" nel 1997.

A seguito del successo di pubblico e critica di Schindler’s List, nel 1993 Spielberg fondò la Shoah Visual History Foundation, un’organizzazione non-profit con l’obiettivo di costruire un archivio video che raccolga le testimonianze dei superstiti dell’Olocausto.


CURIOSITA’

  • Spielberg è sposato con l’attrice Kate Capshaw, che recitò per lui in Indiana Jones e il tempio maledetto. Ha sette figli, quattro dei quali biologici: Max, Sasha e Sawyer dal suo precedente matrimonio con l’attrice Amy Irving, Destry dal suo matrimonio attuale, Theo e Mikaela, adottati, ed una "figliastra", Jessica Capshaw.
  • Alla ex moglie Amy Irving ha pagato 73 milioni di dollari per poter divorziare.
  • A Spielberg è stata recentemente diagnosticata la sindrome di Asperger.
  • Spielberg non ha mai bevuto caffè in vita sua.
  • E un sostenitore del Partito Democratico e nel 1996 ha donato 100.000 dollari a questo partito.
  • Spielberg è il padrino di due famose attrici statunitensi: Gwyneth Paltrow e Drew Barrymore.
  • Spielberg è uno delle persone più ricche a Hollywood. Secondo la rivista Forbes il suo patrimonio ammonta a 2.900.000.000 di dollari.
  • Spielberg è molto protettivo con il suo nome. Infatti, se una compagnia non lavora con i suoi standard, lui toglie il suo nome tra quelli dei produttori.
  • Spielberg non ha mai messo il suo commento audio nei DVD dei suoi film.
  • Il 27 maggio 2002 ha ricevuto il dottorato in Letteratura all’università di Yale.
  • Fa raramente audizioni per il casting, sceglie gli attori secondo le interpretazioni in altri film.
  • Per offrire a Will Smith il ruolo in Men in Black è atterrato con un elicottero dentro la sua villa a Hampton.
  • Ha sempre confessato che ha avuto una grande influenza dal regista David Lean.
  • Spielberg ha rifiutato di esser pagato per il film Schindler’s List
  • Spielberg è probabilmente il regista che, in tutta la storia del cinema, ha avuto più successo dal punto di vista economico, avendo sbancato i botteghini in tutto il mondo con quasi tutti i film dai lui diretti o prodotti, grazie a questi suoi successi, non solo di pubblico, ma negli ultimi anni spesso anche di critica, è stato più volte indicato come la più potente e influente figura dell’industria cinematografica mondiale.

(www.wikipedia.it)


FILMOGRAFIA

Ammetto che la prima produzione di genere fantastico avventuroso non rientra proprio nelle mie corde e che i veri gioielli spielberghiani per me sono quelli che vanno appunto da Il colore viola in poi, come ad esempio il magistrale Schindler’s List, Amistad, Intelligenza artificiale, Minority report, Prova a prendermi, The Terminale e Munich che rimangono i miei preferiti del regista e alcuni di essi, addirittura, i miei preferiti in assoluto.

Kiss kiss, bang bang

REGIA: Shane Black

CAST: Robert Downey Jr., Val Kilmer, Michelle Monoghan
ANNO: 2005

TRAMA:

Harry Lockart, un ladruncolo spiantato, per sfuggire alla polizia durante una rapina si rifiugia in un palazzo dove stanno facendo dei provini cinematografici. Inaspettatamente riesce a fare colpo e viene invitato ad una festa a Los Angles. Dovrà interpretare la parte di un detective, e per farlo al meglio viene affiancato da un vero detective che dovrà fargli da trainer. I due però si troveranno in un mare di guai…

 


ANALISI PERSONALE

Kiss Kiss bang bang è una miscela di diversi generi: grottesco, pulp, comico, giallo, noir, thriller, d’azione e chi più ne ha più ne metta. E’ abbastanza ovvio che se non si è un grande maestro il miscuglio magari non è dei migliori, e infatti questo film non riesce a raggiungere alti livelli, ma ci prova con ironia e una buona dose, graditissima, di autoironia. Mentre lo guardavo, impossibilitata nel prendere appunti come faccio ultimamente ogniqualvolta mi accosto ad una nuova pellicola, la mia mente non ha potuto fare a meno di vagare tra i vari film che ho visto dalla mia adolescenza ad oggi e le varie letture che mi hanno accompagnato nel corso della mia vita. Sono riuscita a pensare ad Un corpo da reato con una bellissima Liv Tayler che forse ho accomunato all’altrettanto spigliata e simpatica protagonista di questo film, Michelle Monoghan; ad alcuni film di Tarantino di cui Kiss Kiss bang bang richiama molto lo stile pulp senza però riuscire a raggiungere gli stessi livelli; e alle numerose letture giovanili del grande Raymond Chandler e del suo grandissimo personaggio Philippe Marlowe. Nel corso della pellicola vengono citati numerosi suoi romanzi, come Il lungo addio o La donna nel lago.

Ma procediamo con ordine, anche se il film non segue affatto questa linea narrativa. Infatti, la pellicola è suddivisa in capitoli, con salti temporali qua e là e voce fuori campo del protagonista che narra la sua pazzesca storia. Le gag e le battute ironiche sono tantissime e senza sosta, forse un po’ troppo per i  miei gusti, ma di certo fanno sorridere più di una volta, soprattutto grazie ai due attori protagonisti nel pieno delle loro grazie, lo sgangherato ladruncolo-attore-detective Harry (il sempre affascinante e ammaliante Robert Downey Jr.) e il vero detective ormai fallito Gay Perry, che antepone il suffisso “gay” ad ogni parola, proprio perché omosessuale (un imperdibile Val Kilmer nel ruolo di un gay).



Il film comincia con uno squarcio di una ridente cittadina in cui c’è una sorta di festa di paese con due bambini che stanno mettendo in pratica un trucco magico. Col proseguire della storia riusciamo a capire che si tratta appunto dello spiantato Harry e della bellissima quanto sgangherata Harmony (Michelle Monoghan appunto). Harry la incontra dopo tanti anni, proprio alla festa a Los Angeles e ne rimane colpito senza riuscire a capire perché. Quando poi la incontra in un locale i nodi vengono al pettine e i due ricordano di essere stati amici d’infanzia e adolescenza ed Harry ricorda soprattutto che lei la dava a tutti tranne a lui e al suo carissimo migliore amico.

Senza portarla troppo per le lunghe, tra una gag e l’altra, tra una battuta e l’altra, veniamo a conoscenza del fatto che Harmony era andata via di casa perché suo padre approfittava sessualmente della sua sorellina più piccola e che lei per farle coraggio aveva inventato la frottola che non si trattasse del suo vero padre, ma che quello vero fosse un pezzo grosso hollywoodiano. Questa bugia avrà conseguenze per il futuro, perché la giovane sorella diventata ormai una donna, arriverà in città alla ricerca del suo vero padre, ma verrà trovata morta in una camera d’albergo apparentemente suicida. Ovviamente Harmony si rivolgerà al, da lei creduto detective Henry, per investigare un po’ sulla storia. A complicare le cose, arriva la scoperta da parte di Harry e Gay-Perry di un cadavere fatto precipitare all’interno di un automobile in fondo ad un lago. Non ci vorrà molto a capire che i due omicidi sono correlati, proprio perché il cadavere trovato in fondo al lago è quello della figlia del padrone di casa in cui c’era stata la famosa festa (in realtà si scopre poi che era un’attrice pagata per impersonare quel ruolo, dato che la vera figlia del pezzo grosso era stata messa a tacere per varie ragioni).

Il giallo si infittisce, e raccontarlo diventa davvero difficile, inoltre rovinerebbe la sorpresa, anche se, ripeto, la vera sorpresa di questo film sono le situazioni impossibili e i personaggi veri e propri, tutti strampalati e fuori di testa, tanto da sfociare a volte nell’eccessivamente ridicolo e surreale. Potrei raccontare qualcuna delle numerose gag, ma sarebbe un’impresa ardua dato che è davvero difficile sceglierne qualcuna piuttosto che un’altra. Tanto per dirne una, posso citare quella in cui alla fine Harry scopre che la cara Harmony in realtà si era fatta anche il suo migliore amico, reagendo in maniera esasperata e arrivando persino a perdere un dito; dito che tornerà varie volte a complicare la vita dell’affascinante ragazzo, le cui sfortune ovviamente non si fermano di certo qui. Ovviamente i tre impavidi protagonisti riusciranno a sbrogliare il filo della matassa e piano piano anche noi spettatori, tra una risata e l’altra.

Quello che più colpisce a mio avviso in questo film, non è tanto il soggetto o la trama, ma lo stile narrativo alquanto innovativo anche se strizza l’occhio un po’ troppe volte ai vari pulp tarantiniani e non, i colori, le atmosfere, le musiche, tutto intensamente anni ’60, tutto molto glamour, tutto molto bello a vedersi. Ma l’aspetto che spicca su tutti per originalità, simpatia, incisività ed espressività è proprio la sceneggiatura ricca, anzi ricchissima, di battute originali, di massime, di detti, di dialoghi fittissimi e divertentissimi e che riesce a catturare l’attenzione soprattutto durante i dialoghi della voce fuori campo dello stesso protagonista che dialoga con gli spettatori prendendoli anche in giro non poche volte.

Insomma, Kiss kiss bang bang non sarà di certo un capolavoro, non sarà di certo un film del grande Tarantino e non avrà nemmeno la poeticità e l’intensità dei romanzi di Chandler, ma è di sicuro un film leggero, godibilissimo e molto molto divertente che cattura l’attenzione dall’inizio alla fine e che ipnotizza per le simpaticissime quanto impedibili interpretazioni dei mitici Downey Jr e Kilmer.


Consigliatissimo davvero agli amanti dello stile glamour senza troppo eccessi, del pulp e del grottesco, sconsigliato a chi pretende di trovare somiglianze con Tarantino.

 

Regia: 7
Sceneggiatura: 8,5
Recitazione: 8,5
Fotografia: 7
Colonna sonora: 7,5
Ambientazione: 7,5
Voto finale: 7,5

 

 


CITAZIONE DEL GIORNO

Una volta ho chiesto ad un editore quali fossero gli scritti meglio pagati. Mi ha risposto: le richieste di riscatto. (da "Get Shorty")

 


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