Monsters

REGIA: Gareth Edwards
CAST: Whitney Able, Scoot McNairy
ANNO: 2011
 
A causa di un esperimento della Nasa, adesso al confine tra Stati Uniti e Messico esiste una zona contaminata da alcune creature aliene che si sono riprodotte e che non sembrano essere poi così innocue. Un fotoreporter attraverserà la zona messa in quarantena per riportare l’avvenente figlia del suo capo in America.
 
Una fantascienza intimista, poco gridata, priva di fracassonate, momenti action o effetti speciali a tutto spiano è quella che ultimamente abbiamo avuto modo di apprezzare soprattutto grazie al Neil Blomkamp di “District 9”, a cui questo “Monsters” si rifà notevolmente, e al Duncan Jones di “Moon” e in misura minore di “Source code”. Una nuova speranza per un genere che era stato ormai inglobato nella categoria del blockbuster a tutti i costi e che, invece, sembra di nuovo aver assunto una certa autorialità, raccontando anche qualcosa e comunicando attraverso l’espediente dell’”altro” numerose tematiche di non poco conto.
Come era avvenuto per il primo film succitato, infatti, non è dell’invasione che si racconta, né degli isterismi degli esseri umani in fuga dagli esseri mostruosi. Ad essere messi sotto la lente d’ingrandimento sono gli avvenimenti post “invasione”, le modalità di sopravvivenza del genere umano che continua con la sua vita di tutti i giorni nonostante la minaccia aliena. Gli alieni a forma di polipo, insomma, non sono altro che un pretesto per mostrare una situazione socio-politica decisamente scottante, del resto il confine tra Messico e Stati Uniti è davvero un teatro suggestivo in tal senso. Ma non è solo questo il fulcro di “Monsters”, tra l’altro forse un po’ troppo didascalicamente esposto in un pre-finale visivamente da brividi con i due protagonisti che osservano al di là del confine il loro paese. Ad accompagnare le principali tematiche del viaggio di ritorno e al tempo stesso fuga e dell’analisi di due diverse realtà messe a confronto in un misto di unione e scontro, c’è anche l’osservazione dell’uomo e delle sue paure, più o meno ancestrali, della difficoltà dei rapporti interpersonali e del contatto con una natura al tempo stesso accogliente e perturbante. Le dualità, insomma, la fanno da padrone, fino ad arrivare ad un finale decisamente toccante e rivelatore, in cui tutto assume dei contorni decisamente differenti rispetto a ciò che si è portati a pensare fino a quel momento e in cui finalmente anche l’uomo, grazie all’”alieno”, diminuisce la distanza tra sé e l’altro, smussando la sua solitudine, il suo individualismo e la sua pienezza di sé.
Il tutto raccontato con uno stile sobrio e decisamente coinvolgente, soprattutto grazie alla straordinaria fotografia che incornicia dei paesaggi mozzafiato (siamo in America centrale e in particolar modo in Messico, Guatemala, Belize e in parte negli Stati Uniti), ma anche in virtù del talento di Gareth Edwards, il quale ha girato in tre settimane e si è poi occupato anche del montaggio, degli effetti speciali, della fotografia stessa, nonché della sceneggiatura. Avvalendosi di una troupe composta da pochissime persone (gli unici attori professionisti sono i due protagonisti, affiancati poi da comparse del luogo), nonché di scarsissimi mezzi economici, Edwards ha partorito quello che è stato giustamente definito “un film di mostri senza mostri”, sorprendendoci con questa imperdibile opera prima, partendo dall’alieno e arrivando all’uomo, in una parabola a dir poco illuminante, ma al tempo stesso incantevole, romantica e a tratti commovente.

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The toxic avenger

Il mostro-supereroe più nerd della storia

Melvin, uno sfigato che come lavoro fa le pulizie in una palestra, viene preso di mira dai ragazzi e dalle ragazze che non fanno altro che fargli terribili scherzi. A causa di uno di questi, però, il ragazzo cade in un barile pieno di rifiuti tossici, trasformandosi poco dopo in un terribile mostro. Presto comincerà a vendicarsi di coloro che l’hanno sempre trattato male, ma al momento stesso farà del bene per la sua città e i suoi abitanti.

 

The toxic avenger

Prima di discutere del film in sé per sé, sarebbe bene parlare della casa di produzione che l’ha lanciato. Ci riferiamo all’ormai mitica Troma, fondata da Lloyd Kaufman e Michael Hertz, che dal 1974 sforna film assurdi, grotteschi, trashissimi e demenziali. Il primo horror-comico in assoluto da loro portato sugli schermi è questo “Il vendicatore tossico” (“The toxic avenger” in originale), che ovviamente è diventato lo stendardo della stessa casa di produzione, nonché uno dei film appunto più trash e demenziali da essa mai partoriti. Il protagonista è uno dei nerd più tipici, bruttino, rachitico, timido e impacciato che riesce ad avere il suo riscatto, nonostante le fattezze orribili da lui assunte dopo la mutazione genetica.

Il film, ovviamente, si incentra su tutti gli elementi che ci aspetteremmo da un lavoro del genere: sesso, violenza, nonsense e stupidità a go go. Non si tratta, infatti, di un vero e proprio horror, se si escludono gli effetti, anzi gli effettacci, speciali (poltiglie varie, crani maciullati, ventri squartati e si potrebbe continuare a lungo), ma di un vero e proprio film demenziale, con dei protagonisti più idioti che mai, tanto da farci desiderare ardentemente per loro una fine a dir poco apocalittica. Certo, qualcuna finirà col sedere sfigurato (così non potrà più vantarsene come in precedenza), qualcun’altro verrà fatto a pezzi in un fast food o nella palestra stessa (simboli di una certa generazione americana), fatto sta che il nostro vendicatore preferito non risparmierà veramente nessuno, nonostante i momenti di titubanza.

Altro elemento distintivo del lavoro dei due registi e produttori è lo spirito politicamente scorretto, ai limiti dell’ammissibile, con tanto di bambini, cani e vecchiette che fanno una brutta fine e con la critica anche alla corruzione di alte cariche politiche e sociali. Nel mezzo una citazione, che è più una presa in giro, di un grande film come “The elephant man”, con alcuni punti di contatto (il che è da prendere estremamente con le pinze), tra quel personaggio e quello di questo film, che addirittura instaura anche un idilliaco rapporto amoroso con una ragazza cieca, la quale non potendo vedere il suo orribile aspetto, si innamora del suo buon cuore.

Non pensate a nulla di serio però, nonostante il riferimento ai cittadini che da un lato elogiano le imprese del mostro e dall’altro le condannano, facendoci pensare ad una sorta di riflessione sul senso etico e sugli scopi di un certo tipo di violenza, perché a regnare saranno sempre “tette e culi” di avvenenti ragazze, muscoli e cervelli fritti di palestrati più deficienti che mai, assieme a lotte corpo a corpo con il mostro di dimensioni notevoli. Se dal cinema chiedete altro o non siete disposti a farvi trascinare dalla sciattezza più assoluta (regia, montaggio, dialoghi e recitazioni non sono certo da premio Oscar), allora forse è meglio che lasciate perdere. Se, però, non volete perdervi un pezzo di storia del cinema di serie b, o meglio di serie z, non potete perdervi questo “capolavoro” di rara bruttezza, ambientato in una città creata ad arte, quella Tromaville che sarà teatro anche dei successivi film. “Il vendicatore tossico”, comunque è un’opera che intrattiene, diverte, a tratti fomenta e restituisce la genuinità di un cinema fatto con pochi mezzi, ma con grande passione, nonché con uno spirito di derisione nei confronti di chi forse si prende fin troppo sul serio, pur magari non potendoselo permettere.

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Classifica dei migliori personaggi televisivi femminili del 2011

1)Cathy Jamison (The big C)

2)Constance Langdon (American Horror story)

3)Carrie Mathison (Homeland)

4)Skyler White (Breaking bad)

5)Margaret Schroeder (Boardwalk empire)

6)Joan Holloway (Mad men)

7)Mildred Pierce (Mildred Pierce)

8)Virginia Chance (Raising hope)

9)Patty Hewes (Damage)

10)Amy Jellicoe (Enlighened)

11)Lady Stark (Game of thrones)
12)Ava Alexander (Up all night)
13)Fiona Gallagher (Shameless)
14)
Debra Morgan (Dexter)
15)Olivia Dunham (Fringe)
16)Jess Day (New girl)
17)Carla Rinaldi (Death valley)
18)Sarah Linden (The killing)
19)Crystal Cohen (Mr Sunshine)
20)Beverly Lincoln (Episode)

Le idi di marzo

REGIA: George Clooney
CAST: Ryan Gosling, Phillip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, George Clooney, Evan Rachel Wood, Marisa Tomei, Jeffrey White, Jennifer Ehle, Max Minghella
ANNO: 2011
 
Stephen Myers è il giovane addetto stampa della campagna elettorale del governatore Mike Morris, in corsa per l’Ohio. Idealista e leale, presto si renderà conto che nel mondo della politica bisogna scendere a compromessi per ottenere dei risultati, oltre a scoprire che tutti, nessuno escluso, hanno degli scheletri nell’armadio.
 
Film decisamente apprezzabile per molti aspetti questa ultima fatica cinematografica del regista-attore George Clooney che sforna una pellicola sobria, elegante, raffinata e mai gridata, restituendoci un’opera godibile e sorprendentemente ritmata, nonostante lo stampo teatrale e i contenuti politici.
Quella di thriller-politico, appunto, è l’etichetta più plausibile da affibbiare a quest’opera che parte da una visione generale di un mondo ben preciso per raccontare in realtà i rivolgimenti etici e morali di un personaggio molto sfaccettato, oltre che ottimamente interpretato dal sempre più grande Ryan Gosling, capace di dare volto ai cambiamenti del giovane protagonista. A tal proposito risultano efficacissime le scene d’apertura e di chiusura del film, con un diversissimo primo piano dell’attore, estremamente stravolto dagli avvenimenti intercorsi nel mezzo.
Non sono da meno tutte le pedine di contorno, come il genere comanda, impersonate da grandi star che con uno stile interpretativo contenuto e misurato, danno vita a personaggi sfaccettati e decisamente ben caratterizzati. Su tutti spiccano ovviamente i due “giganti” Phillip Seymour Hoffman e Paul Giamatti che apparentemente muovono le fila della battaglia, venendo poi rispettivamente gabbati dalla pedina meno sospettabile. Del resto il titolo stesso, indicatissimo, fa riferimento alla data di uccisione e tradimento dell’imperatore Giulio Cesare, anch’egli al centro di giochi di potere non indifferenti.
Altra figura che si staglia come un’ombra dietro quelle principali, infatti, è quella del governatore in corsa per le elezioni, il sempre impeccabile George Clooney che sa come calibrare la sua presenza senza risultare ingerente e onnipresente, in bilico tra onestà e slealtà, ma sempre affascinante e in grado di catturare l’attenzione dell’audience, trattando di tematiche attualissime come la religione, i matrimoni tra gay, il terrorismo e non solo.
Altra sequenza decisamente comunicativa, infatti, anche e soprattutto a livello visivo, è quella in cui, mentre il governatore risponde alle domande del pubblico di una trasmissione televisiva proprio sui temi succitati, dietro le quinte l’addetto stampa e il responsabile della campagna elettorale, rispettivamente quindi Ryan Gosling e Phillip Seymour Hoffman, discutono sulle strategie, più o meno linde, da attuare per vincere a tutti i costi.
Intrighi, trame, macchinazioni, sono ovviamente gli elementi principali di questo dramma politico che ad un certo punto vira nel thriller, forse risultando a tratti un po’ banale nello svelamento del grande segreto riguardante il governatore, con l’entrata in scena di un personaggio convincentemente interpretato dalla brava Evan Rachel Wood, però forse recante il seppur leggero peso dello stereotipo. Va meglio sull’altro fronte femminile dell’opera, rappresentato dalla giornalista impersonata da Marisa Tomei, anch’essa prima carnefice e poi vittima, perfettamente in grado di trasmettere anche le tattiche e le trame “occulte” che si nascondono dietro un altro mondo indelebilmente legato al primo.
Il tutto, però, e questo è decisamente notevole, non è raccontato in modo tale da gridare allo scandalo o con un fastidioso qualunquismo che prende di mira qualsiasi parte politica (del resto Clooney è un democratico e il partito in questione nel film è proprio un partito democratico), ma per raccontare come la singola personalità dell’uomo possa venire modellata, modificata e persino stravolta quando è posta di fronte a scelte di un determinato tipo, che siano esse sociali, morali, economiche o politiche.
Sotto questo punto di vista, dunque, “Le idi di marzo”, che ha un comparto tecnico-formale del tutto considerevole e che è caratterizzato da dialoghi brillanti e mai superficiali, può ben dirsi un film indiscutibilmente riuscito.
 
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Coming soon – 23 Dicembre 2011

Natale inonda il cinema


Il Natale ormai è alle porte e i film a tema cominciano decisamente ad accavallarsi. Si parte con l'italiano "Il Magico Natale Di Rupert": la storia di un ragazzo che viene mandato dalla nonna a sistemare il soffitto e che, trovando una vecchia macchina del tempo del nonno, scatena l'inferno facendo arrivare addirittura gli alieni in casa. Sembrerebbe alquanto confusionario però un film di fantascienza natalizio, e per di più italiano, forse non si era mai visto.

Si prosegue con "Arthur E La Guerra Dei Due Mondi" ("Arthur 3 La Guerre Des Deux Mondes"), ennesimo capitolo delle avventure raccontate da Luc Besson. Se avete amato i primi, allora sicuramente vi fionderete al cinema. Altrimenti potreste riversarvi su "Capodanno A New York" ("New Year's Eve"), precedendo leggermente l'ultima festività dell'anno e trovandovi di fronte ad una commedia di Garry Marshall, interpretata da Zac Efron, Michelle Pfeiffer, Robert De Niro, Ashton Kutcher, Sarah Jessica Parker, Jessica Biel, Halle Berry, Jon Bon Jovi, Katherine Heigl, Abigail Breslin, Cary Elwes, Alyssa Milano, Carla Gugino, Sofia Vergara, James Belushi, Seth Meyers, Hilary Swank e Josh Duhamel. Un cast talmente variegato da lasciare perplessi…

Ancora in tema natalizio abbiamo "Il Figlio Di Babbo Natale" ("Arthur Christmas"), film animato doppiato da James McAvoy, Hugh Laurie, Jim Broadbent, Bill Nighy e Imelda Staunton e incentrato sulle difficoltà di Babbo Natale a recapitare tutti i regali in una sola notte. Chissà se anche lo spettatore avrà difficoltà ad apprezzare il film…

Per gli amanti dei dolci, "Emotivi Anonimi" ("Les Emotifs Anonymes") racconta di una cioccolataia e di un direttore di una fabbrica di cioccolato che si innamorano l'una dell'altro, ma che non hanno il coraggio di dirselo. Commedia sicuramente smielata, la cui provenienza francese, però, fa ben sperare.

Si conclude con l'avventura di Jean-Jacques Annaud e il suo "Il Principe Del Deserto" ("Black Gold") interpretato da Tahar Rahim, Mark Strong, Antonio Banderas e Freida Pinto. Avremo a che fare con deserti, sultani, principi, combattenti e petrolieri. Qualcosa ci suggerisce che la misura non sarà il tratto distintivo del film.

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Classifica dei migliori personaggi televisivi maschili del 2011

1)Jesse Pinkman (Breaking bad)

2)Nucky Thompson (Boardwalk empire)

3)Frank Gallagher (Shameless)

4)Gustavo Fring (Breaking bad)

5)Jimmy Darmody (Boardwalk empire)

6)Nicholas Brody (Homeland)

7)Tyrion Lannister (Game of thrones)

8)Burt Chance (Raising hope)

9)Don Draper (Mad men)

10)George Christopher (Bored to death)
11)Lord Stark (Game of thrones)
12)Peter Bishop (Fringe)
13)Ray Hueston (Bored to death)
14)Paul Jamison (The big c)
15)Monty Beragon (Mildred Pierce)
16)Latex guy (American horror story)
17)Schmidt (New girl)
18)Capitano Frank Dashell (Death valley)
19)Matt leBlanc (Episodes)
20)Stephen Holder (The killing)

1921 – Il mistero di Rookford

REGIA: Nick Murphy
CAST: Rebecca Hall, Dominic West, Imelda Staunton, Isaac Hempstead-Wright
ANNO: 2011
 
Florence Cathcart, giovane scrittrice e smascheratrice di spiritisti e ciarlatani, viene chiamata in un collegio di campagna per risolvere uno strano caso di apparizioni che spaventano i bambini. La donna, estremamente scettica, si troverà a fare i conti con avvenimenti decisamente fuori dal comune.
 
Casa infestata, bambini malefici, spettri e ombre, sono topoi di un certo cinema di horror gotico che da sempre spaventa ed inquieta, generalmente senza fare troppo ricorso agli effetti speciali o ad una estrema spettacolarizzazione del terrore. Questo succede anche in “1921 – Il mistero di Rookford” (traduzione decisamente incolore del ben più indicato, anche se non originalissimo, “The awkening”), film riuscito, ma non del tutto, che riesce a risultare interessante e decisamente inquietante per quasi tutta la sua durata, rovinandosi poi in un finale, oltre che banale, notevolmente romanzato, stucchevole e smielato.
Al di là della presenza di un’inutilissima, quanto fastidiosa storia d’amore tra la protagonista femminile, altrimenti caratterizzata in maniera apprezzabile, e uno dei professori del collegio, ex veterano di guerra, il film scorre abbastanza liscio, inanellando una serie di sequenze a dir poco coinvolgenti e stimolanti.
Si parte già molto bene, infatti, con l’incipit in cui Florence, interpretata da una sempre convincente Rebecca Hall, smaschera un medium e manda all’aria una seduta spiritica, ricordando lontanamente l’assunto di fondo di un grande film horror-gotico come “La notte del demonio”, in cui uno scienziato vacilla tra la convinzione dell’inesistenza dei fantasmi e il terrore causato da avvenimenti sinistri. Del resto l’ambientazione, la trama, le atmosfere e alcuni passaggi narrativi, portano comunque alla mente altre pellicole come “The Others”, “The Oprhanage” e “Il sesto senso”. Altro elemento di spicco dell’opera, in grado di caratterizzarla e di distinguerla, rendendola comunque più che discreta, è la trovata scenografica di un piccolo castello, riproduzione di quello reale all’interno del quale è ambientato il film, nel quale vengono ricreati anche i personaggi stessi. In una particolare scena questo elemento riuscirà sicuramente a inquietare e angosciare lo spettatore, così come avviene per la donna che lo osserva da vicino, venendo al tempo stesso osservata da un’oscura presenza.
Purtroppo, però, questi ottimi aspetti vengono leggermente sbavati dalla coesistenza con elementi di disturbo tra i quali, oltre a quelli già citati, il miscuglio forse un po’ troppo superficiale e confusionario di diverse tematiche, come il reducismo di guerra (il film è ambientato poco dopo la fine della Prima Guerra Mondiale), con personaggi di contorno che sottolineano, spesso anche didascalicamente, questo argomento (non solo il professore del quale la protagonista si innamora, ma anche altri due uomini che abitano il collegio). Si aggiunga una governante, Maude, fin troppo sinistra e losca già dal primo momento in cui fa la sua comparsa sullo schermo (la fin troppo caricata Imelda Staunton) e il risultato sarà quello di un film, sicuramente godibile e a tratti avvincente, ma per certi versi prevedibile, scontato e a tratti esagerato. Niente per cui gridare al miracolo, insomma, ma una buona occasione per intrattenerci con presenze ambigue e terrorizzanti, spettri invisibili e dispettosi, apparizioni notturne, ombre e oscurità che, da sole, senza i successivi melodrammi, sarebbero bastate a rendere la pellicola totalmente considerevole.

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Sherlock Holmes: Gioco di ombre

REGIA: Guy Ritchie
CAST: Robert Downey Jr., Jude Law, Jared Harris, Rachel McAdams, Stephen Fry, Noomi Rapace, Kelly Reilly, Eddie Marsan
ANNO: 2011

L'investigatore Sherlock Holmes si trova a combattere un nemico decisamente astuto e calcolatore. Trattasi del professor Moriarty, il quale, spinto dalla sua cupidigia, potrebbe causare una crisi mondiale cambiando il corso della storia. Ad aiutare l'investigarore, però, ci penserà il sempre fidato dottor Watson, nonostante le sue recenti nozze.

A distanza di due anni il secondo capitolo delle avventure dell'investigatore privato più famoso della letteratura e del cinema, tornano decisamente potenziate e raddoppiate. Ciò vuol dire che ad essere amplificati non sono soltanto i numerosi pregi posseduti dalla prima opera, ma anche gli altrettanto notevoli difetti. Insomma, coloro che avevano abbondantemente apprezzato, anche per scarsa conoscenza del personaggio nato dalla penna di sir Arthur COnan Doyle, potrebbero notevolmente entusiasmarsi. Mentre tutti gli altri, anche se magari non del tutto, rimarranno forse ancor più interdetti.
Le migliorie, comunque, riguardano due aspetti principali, e cioè il comparto tecnico-formale e alcune new entry nel cast. Per quanto riguarda il primo elemento possiamo godere di una pellicola decisamente molto più soddisfacente in merito ad effetti speciali, colonna sonora (le note di Hans Zimmer si fanno notevolmente apprezzare), montaggio e regia (anche se bisogna dire che l'uso del ralenty e del flash forward già visto nel precedente film, qui diventa fin troppo abusato e ripetitivo, anche nei momenti meno indicati). Inerentement4e al secondo elemento, invece, possiamo ritenerci molto più soddisfatti per la caratterizzazione (sia in fase di sceneggiatura che di interpretazione) del "cattivone" di turno, la famosa nemesi di Holmes, quel professor Moriarty perfettamente impersonato da uno Jared Harris che non fa rimpiangere affatto il precedente Mark Strong, fin troppo macchiettistico e fumettisto nella sua interpretazione di Lort Blackwood. Accanto a lui, però, abbiamo anche la presenza del mitico Stephen Fry che si presta simpaticamente e ironicamente ad interpretare un altro personaggio imperdibile di questa saga letteraria, il fratello di HOlmes, Microft, che sarà essenziale in parecchi snodi narrativi.
Accanto a loro gli immancabili e imperdibili protagonisti, gli insostituibili Robert Downey Jr. e Jude Law, i quali anche se probabilmente poco indicati per le rispettive parti (perlomeno per come un conoscitore ed esperto dei personaggi si aspetterebbe), riescono a creare il giusto feeling e un'ottima atmosfera di leggerezza, spasso e divertimento. Da non  tralasciare anche i comprimari, tutti ottimi nelle loro rispettive interpretazioni, a partire da Rachel McAdams nei panni di Irene Adler, passando per Kelly Reilly in quelli di Mary, la moglie del dr. Watson, arrivando al piacevolissimo cameo di Eddie Marsan, che impersona l'ispettore Lestrad. Meno incisva appare la novella Noomi Rapace nel ruolo di una zingara un po' troppo stereotipata.
Passando, invece, ai lati negativi dell'opera, anch'essi come suddetto moltiplicati rispetto al lavoro precedente, ci riferiamo sostanzialmente al tipo di ironia ancora più infantile e smargiassa e all'estrema prolissità, nonostante si sia al cospetto di un tipico action-movie all'amaericana. Certo le scene d'azione aumentano sia di numero che di consistenza (basti citare le due megasequenze dell'inseguimento su un treno e dell'altro in un bosco), facendo ovviamente la gioia degli amanti dei blockbusteroni, fatto sta che nonostante il ritmo quasi sempre serrato, non mancano i momenti di stanca.
In conclusione, al di là dell'ironia molto poco inglese e della compostezzaa cui i cultori del vero Sherlock sono abituati ed affezionati, tutto sommato "Sherlock Holmes: Gioco di ombre", risulta un film sostanzialmente godibile, di puro e sano intrattenimento, capace di far sorridere in più occasioni e caratterizzato, tra l'altro, da un delizioso finale, ancora una volta aperto, che lascia spazio ad un sicuro terzo capitolo che quasi sicuramente sarà ancora più matto e movimentato dei primi due.

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Personaggi cult

UOMO DI FEDE, MA SOPRATTUTTO UOMO D’AZIONE

John Locke

Quando pensiamo a “Lost” non solo pensiamo ad uno dei più grandi e bei telefilm della storia della televisione, ancora nei cuori degli appassionati di serie tv, nonostante la sua commovente e indimenticabile conclusione avvenuta nel maggio 2010; ma andiamo subito con la mente ad uno dei suoi protagonisti più emblematici, se non il più importante in assoluto e cioè il mitico e insostituibile John Locke. 

Il vero stendardo di un telefilm fatto di misteri, passioni, sentimenti, tragedie e grandi eventi, è proprio quest’uomo letteralmente miracolato dall’isola e per questo decisamente convinto di farne parte in tutto e per tutto. Un uomo che dalla condizione di patetico e triste impiegato costretto tra l’altro su una sedia a rotelle, nonostante la grande voglia di avventura e conquista, si ritrova a rivestire i panni di abile e invincibile cacciatore, nonché di indiscutibile “prescelto” dall’isola, almeno apparentemente, riuscendo a camminare sui suoi piedi, nel momento stesso dell’”atterraggio” sul magico posto che fa da sfondo alla storia più fantastica e memorabile mai raccontata in televisione. 

Il vero e proprio uomo di fede, com’egli stesso più volte si definisce, nonostante i momenti di dubbio causati dalle diverse avversità, trova il suo contraltare nell’uomo di scienza, in quel Jack Shepard che solo alla fine del suo percorso si accorgerà di non aver riposto la giusta fiducia nell’uomo fin dall’inizio addentro nei misteri e nell’essenza magica e imperscrutabile dell’isola. Un uomo del quale seguiamo il prima e il dopo, riuscendo a comprendere i motivi della sua quasi innaturale affezione ad un luogo a tratti terrificante e pericoloso. Il mistero sull’identità di suo padre, tra l’altro, costituisce un valore aggiunto che dona al telefilm stesso una marcia in più, riuscendo anche a consolidare perfettamente quella fitta trama di coincidenze e legami che uniscono tutti i protagonisti della serie, rendendoli in qualche modo destinati a vivere questa mirabolante avventura.

E come se non bastasse è proprio grazie alla sua testardaggine e alla sua spasmodica sete di conoscenza che spesso abbiamo visto svelarsi davanti ai nostri occhi alcuni dei più grandi misteri che hanno accompagnato l’inimitabile serie tv, come quello della maledetta botola che tanto ha ossessionato in primis Locke stesso e, di rimando, anche lo spettatore più incallito. Incallito, è infatti, l’aggettivo che più si confà alla personalità dell’inizialmente imperscrutabile e anche un po’ sinistro Locke, che appare addirittura in una doppia veste, restituendo la grande maestria attoriale dell’interprete Terry O’Quinn chiamato ad impersonare diverse sfaccettature dello stesso personaggio, e poi addirittura due personaggi diversi, anche se “ingabbiati” nella stessa forma fisica. Un carisma e un magnetismo non indifferenti che, proprio grazie al grande attore, sono riusciti a fondersi alla perfezione con le debolezze, le miserie e le tristezze che altresì fanno parte dello stesso personaggio.

Altro grande rapporto, indispensabile per comprendere l’immensità di sfumature che compongono questa personalità complessissima, ma al tempo stesso molto fragile e commovente, è quello col mellifluo ed estremamente ambiguo Ben Linus, colui che per gelosia proprio nei confronti di Locke, che sembra essere ormai l’unico centro dell’attenzione dell’isola e di chi “la comanda” dall’alto, arriva a compiere dei gesti a dir poco impensabili. Vittima e al tempo stesso carnefice, lascerà spesso di stucco, infatti, per le sue azioni a tratti riprovevoli a tratti a dir poco sconcertanti, John Locke porta “Lost” a livelli davvero altissimi, aumentando la dose di mistero e avventura che lo contrassegnano e donandogli anche uno spessore umano non indifferente, dal momento che, alla fine del percorso, quando ormai tutto si dipana e appare più chiaro, ciò che emerge è la figura di un uomo che ha voluto credere nel proprio valore, nella possibilità di essere una persona migliore, nell’importanza del lasciare un segno su questa terra, piuttosto che abbandonarla non avendo lottato per abitarla nel migliore dei modi. Un uomo che mostra un’ambivalenza non indifferente, facendosi leader e poi seguace, guidatore e poi guidato, vivo e poi morto, dapprima codardo e indifeso e poi sorprendentemente coraggioso e combattivo.

E se anche l’inossidabile e cinico Jack Shepard alla fine lotta nel suo nome per salvare l’isola dalla quale inizialmente voleva disperatamente scappare, come può lo spettatore rimanere indifferente al suo enorme valore nell’economia del telefilm intero? E poi, come dice lui stesso, non c’è niente che egli non possa fare. Insomma “non ditegli che non lo può fare!”.

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